Will'o'Wisp: Inusto

0
Condividi:

A tre anni da “Kosmo”, gli Will’o’Wisp appongono un nuovo sigillo ad una carriera che li ha visti centellinare le pubblicazioni (una demo e quattro dischi compreso il presente dal 1992), ma in quanto a qualità e determinazione ha pochi eguali. Inusto è collocabile nella categoria concept-album, altra scelta coraggiosa sopra tutto oggidì. Opera non di facile fruizione, stringe in un unico abbraccio metal estremo e progressive, accogliendo nel proprio grembo scorie di genio crimsoniano, e sottoponendo l’ascoltatore ad un esercizio di letterale assorbimento dei suoi contenuti lirico/sonori. Il gruppo dimostra una coesione eccezionale, maturata evidentemente in questi anni di comune esperienza (immutata la formazione rispetto al predecessore), esibendosi in una prova corale monolitica nel suo procedere inarrestabile lungo un tracciato espositivo che mette alla prova le doti dei quattro musicisti, che si avvalgono dell’apporto di una nutrita schiera di ospiti, tra i quali spicca il nome del clarinettista americano Gleb Kanasevich. Il cantato di Deimos è ottimo interprete degli umori scurissimi che Inusto lascia colare su d’un terreno sonoro contaminato, palestra ideale per saggiare i muscoli (ed il cervello) di Jacopo Rossi, del batterista extraordinaire Oinos (ascoltatelo su “Lower than the dephts”, titolo intrigante di uno dei cinque strumentali che spezzano la ricca scaletta, quindici sono gli episodi totali, di Inusto), e dello storico leader Paolo Puppo, chitarrista che non si lascia travolgere dalle asperità tonali e dai repentini cambi di situazione alle quali il combo sottopone lo svolgimento d’una trama davvero avvincente anche se impegnativa. La grande messe di idee viene poi organizzata e disciplinata, ancora un procedimento caro a Fripp, da Tommy Talamanca, ed è una collaborazione eccellente quella che si è instaurata tra il produttore e gli WoW, ai quali evidentemente l’esperto titolare del Nadir Music Studio, covo ove Inusto si è sviluppato fino a giungere alla dimensione cristallizzata poi definitivamente su disco (anche se la materia pare pronta ad essere ri-plasmata all’infinito), funge da ascoltato consigliere e vero membro aggiunto. Episodi come “When the East is aflame” non possono lasciare indifferenti, per la varietà di situazioni che si susseguono, e definiscono la perfetta compenetrazione coll’afflato creativo che alimentò l’opera di Nicholas Roerich, la riproduzione di alcuni dipinti del quale è stata autorizzata dallo stesso Roerich Museum di Nuova York, e davvero par di trovarsi, senza fiato, dinanzi all’immensità della catena himalayana, od ad inspirare gli aromi che emana il giardino d’un decadente palazzo indù. Od a lasciarsi avvolgere dalle spire nere ed oleaginose del fumo che si leva pigro da una pira funebre… Il finale, affidato all’ennesimo strumentale, “Treasure of the mountains”, condensa le nostre emozioni, che si sono succedute tumultuosamente come una discesa sulle acque capricciose di un torrente che cade a precipizio dalle vette innevate che paiono forare il cielo, e le cela in una goccia d’ambra che le custodirà negli anni a venire. Nella sua unicità, Inusto sviluppa le idee che il gruppo mise già alla prova in “Kosmo”, ma che erano contenute in nuce già in “Enchiridion” ed in “Unseen”. Un cammino tortuoso, quello scelto dagli Will’o’Wisp, ma che a loro risulta agevole, tanta è la determinazione che fortifica le loro idee ed il loro operato; eppoi studio ed applicazione, evidentemente, perchè alla padronanza tecnica va affiancata anche una virtù non comune, quella di rendere interessante (e perché no accessibile) anche la materia più ermetica. 

Per informazioni: http://www.roerich.org
Web: http://www.facebook.com/pages/WilloWisp-Italy-Official/185339261553693
Condividi:

Lascia un commento

*