Angelo Cerchi: H.P. Lovecraft – Il culto segreto

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La figura di H.P. Lovecraft continua, a distanza di tempo, ad affascinare e a suscitare interesse in legioni di appassionati. Convinto materialista, Lovecraft ha sempredichiarato il suo scarso interesse nelle religioni, considerate alla stregua di favole infantili, e in tutte le forme di superstizione. Tuttavia, nel suo impressionante corpus narrativo, si trovano diversi riferimenti al mondo “magico” e dell’occulto. Basti pensare al famigerato tomo maledetto del Necronomicon dell’arabo pazzo Abdul Alhazred, un libro che in realtà non esiste (come dichiarato dallo stesso HPL) ma che molti suoi seguaci hanno considerato reale tanto da ricercarlo scrupolosamente. L’argomento è così affascinante, con il suo sostrato ricco di miti e leggende, che continua a sucitare interesse come si può notare leggendo il recente H.P.Lovecraft – Il culto segreto dello studioso Angelo Cerchi pubblicato da Aradia. In realtà non è un mistero che il solitario di Providence fosse un conoscitore della materia come si può evincere leggendo il suo sterminato epistolario dove emerge chiaramente il suo vivo interesse per l’opera della studiosa Margareth Murray e per il suo importante trattato Il culto delle streghe nell’Europa Occidentale. La teoria della Murray era che la stregoneria fosse un’antichissima religione pagana basata sulle “forze della natura”. Cerchi sostiene che potrebbero esserci delle connessioni anche con l’opera di Gerald Gardner (1884-1964), il fondatore della moderna Wicca, e trova dei sorprendenti collegamenti fra i rituali Wicca e gli elementi presenti nell’opera di HPL. Gardner ha però pubblicato il suo noto La Stregoneria oggi solo nel 1954 dopo la morte di Lovecraft anche se ha dichiarato di essere stato “iniziato” al Culto segreto di una Coven (una congrega di streghe) nel 1939. La teoria di Cerchi, sulla scorta anche di quanto scritto dallo studioso di occulto Kenneth Grant, è quindi quella che Lovecraft, durante le sue numerose peregrinazioni nel Massachussets, possa essere venuto in contatto con qualche Coven attiva all’epoca che lo avrebbe iniziato ai segreti della magia rituale. Si tratta sicuramente di una tesi azzardata anche se non priva di fascino. Cerchi sostiene le sue argomentazioni con molta attenzione e in modo scrupoloso pur non riuscendo sempre ad essere convincente. Cita anche un frammento di un racconto postumo di Lovecraft completato da Derleth, colui che ha travisato il senso della sua opera. Non va poi dimenticato in ogni caso come lo scrittore americano utilizzasse le formule magiche e tutto il sostrato esoterico a puri fini estetici e per creare l’atmosfera adatta a un racconto dell’orrore. Per ottenere questo scopo era sempre in cerca di nuove fonti di ispirazione ed è più probabile, a mio avviso, che le abbia trovate in qualche polveroso tomo di magia scovato in vecchie librerie. Nulla vieta che abbia anche potuto sentire qualche racconto di seconda mano. Mi riesce più difficile invece immaginare un Lovecraft affiliato a sette esoteriche o in contatto diretto con esse. Detto questo il libro di Cerchi è interessante e merita una lettura. L’appassionato e il cultore di Lovecraft non ne resterà deluso.

Angelo Cerchi “H.P. Lovecraft – Il Culto segreto” – Aradia Edizioni – 120 pagine

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