Binaural Silence: A New Cure for the Unknown

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Progetto interessante per gli amanti dell’industrial e dell’EBM questo del tarantino Giuseppe Casafina aka Ravenom che si cela dietro il suggestivo moniker Binaural Silence. In attività dal 2010 con altro nome, la sua attenzione si è diretta verso le possibilità offerte, appunto dall’elettronica più dura e dai ‘rumori’ industriali, esplorando e sperimentando all’interno di quell’oscuro universo di suoni per trovare, fra tanti stimoli e senza lasciarsi condizionare da una tradizione ormai di lunga data, una via personale ad un tipo di musica che potesse dare espressione ad inquietudini ed angosce di una personalità complessa. Quest’anno è così uscito, dopo A Cure for the Unknown,  un EP che raccoglieva sei tracce nate nel corso nella sua ricerca sonora, il full length A New Cure for the Unknown, che comprende una rielaborazione dei vecchi brani, qualche remix e quattro pezzi completamente inediti che danno una chiara indicazione del ‘corso’ intrapreso da Ravenom. Va chiarito che si tratta di musica pervasa di un’atmosfera opprimente e tormentata anche se, nella maggior parte dei casi, l’aspetto melodico non è del tutto assente e l’ascolto non risulta poi così faticoso come si potrebbe pensare. Del resto, nell’ambito di uno scambio di idee con l’interessato, è emerso che  il motto del progetto è A.I.R., ovvero Alienated Industrial Resonance: questo, unitamente al contenuto oscuro dei testi, fa comprendere che, in A New Cure for the Unknown, i colori sono quelli vicini al piombo di un arido scenario industriale. La prima traccia, “Bleed for Nothing”, è una breve introduzione dallo stile ‘tagliente’ e rigoroso, di impronta palesemente industrial. Subito dopo, “God”, a mio avviso uno degli episodi più validi, inaugura la serie dei paesaggi ‘apocalittici’: qui anche la parte vocale si dimostra decisamente all’altezza, alternando toni ‘harsh’ ad altri semplicemente cupi e ‘distanti’. Notevole anche “L.U.A (Life Under Acid)”, remix dell’originale pubblicato sull’EP del quale arricchisce i suoni e, soprattutto, “A Silent Cure for the Unknown”, di cui troviamo qui una versione meno ‘tenebrosa’. Le ultime quattro tracce, come si diceva, non erano presenti nell’EP precedente. Di queste voglio menzionare “The Harsh Side”, con la sua ritmica scatenata, e la bella “Liquid”, forse la più desolata nella pacatezza del suo ritmo e la voce suggestiva come poche altre volte. Si ricorda infine che l’intera produzione di Binaural Silence è disponibile su Soundcloud.

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