Pronoise: The Border Crossing

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Il progetto spagnolo Pronoise – Nacho Artax e Javi Andreu – è attivo fin dal 1996 anche se la loro carriera è stata ferma per alcuni anni e solo nel 2013 ha ripreso lo slancio necessario a confezionare un nuovo album, uscito poi quest’anno, The Border Crossing. Il duo attinge a piene mani dalla tradizione post-punk ed electro, senza perdere d’occhio il dancefloor e cercando di ricavarsi uno spazio nell’ormai affollatissimo genere musicale da loro praticato: diciamo che il più delle volte l’operazione riesce con successo. The Border Crossing contiene dunque nove tracce, tutte di livello soddisfacente anche se non nuovissime nell’ispirazione. Apre “The Speed of Dark”, uno degli episodi più interessanti: efficace ‘tappeto’ sintetico, frammenti di voci registrate e suoni piacevolmente variati; il tutto disegna un paesaggio ‘futuribile’ ma niente affatto ‘plastificato’ che sembra finalizzato a simulare l’idea di velocità.  Subito dopo,  “Dangerous Games” omaggia il post-punk più cupo ed infatti è il brano che appare più legato al passato, soprattutto per la bella chitarra wave ed il basso molto incisivo; “Rapture (Thy Won’t Care)”, invece, si sposta in area electro/EBM con un ritmo martellante ed ipnotico. Ma “Suzanne And The Sea Of Souls” sceglie la tradizione new wave proponendo una melodia malinconica con chitarra e basso in evidenza, lasciandoci un momento riflessivo prima della ‘cavalcata’ di “Evil Machine”, anch’essa perfetta per il dancefloor: ritmo vivace, altre voci registrate, gradevole melodia ‘sintetica’. Delle rimanenti, voglio segnalare l’oscura, inquietante ed impetuosa “Hunting 2015”, già presente nel debut album, la cui graffiante chitarra è davvero da apprezzare e la conclusiva “Mil Pedazos” che spiazza con note di piano struggenti e l’impostazione orchestrale: dura un attimo ma, fra il suono dei tuoni e della pioggia, sembra voler comunicare che i Pronoise sanno anche stupire con momenti di bellezza pura e, quindi, meritano la nostra attenzione.

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