The Mescaline Babies: Primer

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A tre anni da “Crush” i patavini The Mescaline Babies tornano a levare il loro canto ctonio dando alle stampe il suo naturale successore, l’auto-prodotto Primer. Dieci tracce caratterizzate dalla reiterazione della formula più austera del death-rock, genere che non lascia ai suoi interpreti ampi margini di manovra, ma che il complesso, ora ridotto a duo, sa interpretare con sufficiente personalità. L’esperienza accumulata in questi anni, anche e sopra tutto dal vivo, pesa non poco nell’elaborazione di queste dieci tracce, ove non mancano gli episodi che si accattivano (senza scadere nell’adulazione) le simpatie dell’ascoltatore, come la doppietta finale rappresentata dalla composita “Letter to dust” e dalla lunga (non capita tutti i giorni di ascoltare un brano della durata che sfiora i nove minuti) “Neverland”. La componente strumentale si attesta su d’un livello eccellente, gradevoli e ficcanti le chitarre di Kalle Darkal, che evita gli esercizi di stile (autocompiacenti) del maestro Rikk Agnew, bensì propone un costrutto elaborato sì, ma non sfibrante; il risultato finale evidenza grande amalgama, anche se il disco è stato interamento composto e registrato da Kalle e dal bravo cantante Sydney Mars (oltre ai rispettivi strumenti si sono divisi pure la sezione ritmica). Primer si apre con l’epica wallofwoodiana di “Choker” (preceduta dalla breve intro “Lullaby”), eppoi ci precipita nell’oscurità d’una metropoli prossima al collasso, senza concederci troppe illusioni. Un bel disco, da annoverare fra le più convincenti pubblicazioni del settore degli ultimi mesi.

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