Wolf Creek 2 – Greg McLean

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A lunga di distanza dallo splendido “Wolf Creek”, viene finalmente distribuito anche in Italia il seguito “Wolf Creek 2 – La Preda Sei Tu” ad opera del medesimo regista Greg McLean.
Lasciando da parte il malcostume prettamente italiano di deturpare i titoli originali dei film con banali spot che “dovrebbero catturare lo spettatore” (La Preda Sei Tu – sigh!), l’incipit del film è il medesimo del capostipite. Delle scritte bianche sullo schermo nero ci informano che i fatti narrati sono realmente accaduti e che, ogni anno in Australia, scompaiono migliaia di persone, delle quali un 90% vengo i trovate nelle prime ore. Il 10% scompare per sempre.
I primi dieci minuti del film sono semplicemente fantastici e scaraventano lo spettatore, anche il neofita della serie, nelle gesta del seriale killer australiano Mick Taylor, interpretato da un sempre superlativo John Jarrat. Un mondo dove qualsiasi ideale che possa essere anche solo minimamente avvicinato al concetto di civiltà, viene distrutto, invertito, dilaniato dalle gesta e dalla psiche di questo maledetto “redneck” australiano.
A farne le spese saranno sia le forze dell’ordine, che a loro volta proveranno ad esercitare abuso di potere nei confronti della preda sbagliata (ovvero Mick Taylor), e una serie di turisti stranieri, due tedeschi e un inglese, oltre a qualche abitante locale.
Se da un lato la trama del film non aggiunge nulla di nuovo ed originale ad un canovaccio trito e ritrito per il genere horror, a fare la differenza rispetto a centinaia di prodotti mediocri, sono la regia e la splendida fotografia che immortala un paesaggio australiano tanto affascinante quanto inquietante.
Il ritmo della pellicola è sostenuto dal primo all’ultimo fotogramma, con numerosi dialoghi originalmente brillanti, pieni di humor nero, tali da apparire solo in superficie stranianti, ma calati perfettamente nella realtà costituita dalle efferatezze del serial killer. Queste vengono sapientemente messe in scena senza cadere nel ridicolo: veri e propri pugni nello stomaco che faranno sicuramente il piacere degli amanti sia dello “splatter” che del “torture porn”.
Il livello dell’opera è indubbiamente alto, grazie a sapienti scelte di rappresentazione delle situazioni con tempistiche che vestono perfettamente l’andamento della storia. Merito di una sceneggiatura senza buchi esegetici.
Meravigliosa è sia la resa degli inseguimenti alla luce del sole, che lasciano nello spettatore la sensazione dell’impossibilità di scappare nonostante lo spazio immenso offerto dal territorio australiano, che la caccia sfrenata perpetrata nelle ore notturne dal serial killer nei confronti delle sue prede umane. Magicamente l’Australia al calare della notte si trasforma in uno spazio claustrofobico pronto a sentenziare la morte di chiunque abbia osato varcarlo.
Mick Taylor non è la personificazione del male, ma molto di più. Sadismo, razzismo, cinismo uniti ad un inaspettato “amore” per la storia del proprio paese, sono concetti che stravolgono l’ideale comune che rappresentano, non lasciando via di scampo agli sventurati di turno.
Splendide sia la lunga citazione del capolavoro di Spielberg “Duel”, così come le immagini al tramonto di un pazzo scatenato Taylor che insegue a cavallo la sua preda, omaggio chiaro al genere western.
Un film epico e cinico che non può lasciare indifferente lo spettatore occasionale che non ama il genere, e che assolutamente entrerà di diritto tra i cult per i seguaci del cinema horror.
Siamo di fronte ad uno dei pochi casi nei quali il capitolo due supera il primo.
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