Claudio Simonetti: Demons Original Soundtrack

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Fa effetto trovarsi a scrivere di una persona che fa parte del Panthenon dei miti dell’infanzia: Claudio Simonetti, l’autore, o a proprio nome o a nome dei Goblin delle colonne sonore dei primi horror italici, quelli che facevano fremere nell’attesa di compiere quattordici anni, per vedere “cosa ci sarà mai stato”.

Con la riverenza dovuta a un maestro presente sulle scene musicali da circa quarant’anni cercherò di accingermi a cimentarmi con questa recensione: qui non si tratta di musica goth in senso stretto, ma di colonne sonore oscure, che fanno parte dell’immaginario collettivo italiano.
La title track “Demoni” è un sapiente mix tra suggestioni inquiete e sonorità tribali, che evocano rituali di tribù con credenze religiose che affondano le radici in tempi antichi.
“Cruel Demon” ha un incedere quasi industriale, EBM, una cosa incredibile per chi ha sempre ascoltato questa musica in nicchie particolari di pubblico.
“Killing” si caratterizza per le voci polifoniche che fanno veramente venire in mente un’evocazione di entità infernali. La musica è veloce, quasi danzabile se non fosse per i porti sonori e gli assoli pieni di oscurità.
“Treath” ha degli assoli di piano che interrompono una sonorità di fondo che pare l’amplificazione dei suoni delle altre sfere, in questo caso, probabilmente, quelle infernali.
“The evil one” riprende gli stessi suoni rituali, che in questo caso formano dei vortici sonori che paiono aprire il varco al re degli inferi.
“Out of time” è un pezzo molto suggestivo, che si apre e si chiude con sonorità orchestrali, con gli archi in evidenza a donare suggestioni di corti ottocentesche, e si sviluppa con sonorità più moderne, piene di sintetizzatori volutamente freddi, come a rappresentare il contatto tra due epoche.
Sul lato b le reprises e alternative versions si aprono con “Demon” in cui viene accentuata la vena che strizza l’occhio alle discoteche. “Demons lounge” inserisce su un background lounge le sonorità più dilatate della versione precedente. La “original demo version” è ancora più ballabile, con ritmi ipnotici. Anche nell’”original demo version” di “Killing” tutto è come amplificato, sia le atmosfere tenebrose, sia il ritmo ballabile dei sequencers su cui si innestano giochi di tastiere che provano l’indiscussa maestria di questo artista. L’”original demo played on piano” di “Demons” amplifica l’effetto emotivo e risulta più d’atmosfera e meno oscura dell’originale. La “Simonetti horror project version” di “Demons” punta sulla polifonia delle tracce per creare la sensazione di presenze che si affollano sfilando accanto a noi. Il lavoro è chiuso da una versione di “Cruel demon” live del 2002 dove la presenza di una strumentazione più rock conferisce al pezzo una connotazione da metal sinfonico.

Il lavoro è accompagnato da un bonus cd con dei remix di artisti della scena Elettro ed EBM. La versione di “Demons” di Ohgr, progetto solista del cantante degli Skinny Puppy, è graffiante e rabbiosa, con atmosfere che rimandano proprio a quelle del suo gruppo più noto. I Cervello Elettronico si cimentano con “Cruel Demon” interpretandola in modo ritmato e contemporaneamente opprimente. La versione di “Killing” dei Simulacrum aggiunge delle venature sonore al ritmo di base. I The Devil and the Universe propongono una cover di “Treath”, con voci recitate che introducono i ritmi scanditi da suoni freddamente sintetici, come un giaccio nero che ricopre minaccioso la Terra. I Bahntier eseguono una versione disco-dark di “The Evil One”, impreziosita da inquietanti tastiere che suggeriscono un senso di minaccia imminente. Anche i Needle Sharing iniziano la loro cover di “Out of Time” con due voci, maschile e femminile, che lasciano posto ad una batteria elettronica sincopat,a sulla quale si inseriscono dei suoni minimal wave tipicamente anni ’80. E’ poi la volta dei Leather Strip con una grande versione di “Demon” che riesce a fondere un rispetto quasi venerante dell’originale con le sonorità tipiche dell’EBM, dimostrando la classe non è acqua. La versione di “Killing” di Chris Alexander è lenta, con delle atmosfere dark ambient realmente inquietanti. La versione di “Demons” dei Creature From the black punta invece sulla ballabilità e sui ritmi quasi ipnotici, intervallati da spezzoni di dialogo.

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