Lindemann: Skills In Pills

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Abbiamo tanto atteso che i Rammstein, dopo gli anni trascorsi, si facessero vivi ed ecco Lindemann, il progetto voluto da Till Lindemann, il cantante dei Rammstein e da Peter Tägtgren. Il problema è che il loro album appena uscito, Skills In Pills, per quanto ricordi per vari aspetti la musica dei Rammstein, non è, in effetti, ciò che si sperava, o almeno non interamente. Che il nostro Lindemann fosse a volte un gran mattacchione non è certo un segreto e, a mio parere, quello sfondo umoristico sempre presente faceva parte del fascino dei Rammstein e del divertimento che sapevano darci. Skills In Pills, a mio avviso, è divertente anzi, in qualche momento fa proprio ridere. Ma anche alla volgarità ed all’eccesso, ad un certo punto andrebbero posti dei limiti, altrimenti poi non si ride più. Inoltre, se dal punto di vista musicale non si trova nel disco nulla di notevole, allora il rimpianto per i bei tempi che furono è inevitabile. La title track inaugura la sezione Rammstein-nostalgia, anche se si sente la mancanza del cantato in tedesco: una scelta operata da Lindemann, a quanto pare, per essere più accessibile ma che va a detrimento della suggestione ed ha anche, a mio avviso, lo svantaggio di rendere più ampiamente comprensibile il contenuto insulso di certi testi che, se detti in tedesco, sarebbero rimasti avvolti nel mistero per un maggior numero di persone. La successiva “Ladyboy” già scivola nell’atteggiamento eccessivo di cui si diceva ed il brano in sé, per quanto non certo spiacevole, tecnicamente non fa che attestarsi su una serie di luoghi comuni ‘ballabili’ ed orecchiabili di cui già i Rammstein all’occorrenza hanno ben saputo servirsi. Subito dopo, “Fat” si presenta con note di organo che tornano poi in vari passi del brano: l’effetto non può tanto definirsi gotico quanto enfatico e un po’ pomposo ma assolutamente in linea con lo stile Rammstein; tuttavia meglio lasciar perdere le parole. Nulla da aggiungere anche in merito alla seguente “Fish On”, ma poi, “Children of the Sun” la nostalgia per i Rammstein la fa venire sul serio, infatti sembra proprio un loro pezzo e lo stesso vale, un po’ più in là, per “Golden Shower”, che mi ricorda non so più quanti altri classici dell’amata band. Non che manchino momenti più lenti, anche se definirli meditativi magari è troppo: “Home Sweet Home” è uno di essi e anche “Yukon”, con il cupo pianoforte iniziale, ma sinceramente non posso dire di preferirli. Alla fine sono le tracce più marcatamente ‘grossolane’ ad essere le più gradevoli, come il singolo “Praise Abort”, che risulta trascinante e – come potrebbe essere altrimenti? – divertente. Così, se non mi sento di annoverare Skills In Pills fra le uscite storiche del 2015, non posso non sperare che sia un buon segno e che la promessa da parte di Till Lindemann di rimettersi seriamente al lavoro per i Rammstein venga mantenuta: a me mancano! A voi no?

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