Marie Davidson: Un Autre Voyage

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Abbiamo parlato, a suo tempo, del primo album della canadese Marie Davidson: Perte d’Identitè aveva destato un po’ ovunque interesse per le atmosfere oscure ed algide ed i plumbei suoni elettronici. Da qualche mese è uscito Un Autre Voyage, al quale hanno collaborato Jesse Osborne-Lanthier (Noir) ed il marito Pierre Guerineau. Gli scenari non sono cambiati, le tinte sono sempre cupe ed evocano mondi freddi e ‘futuristici’: qua e là emerge però uno spirito raffinato e seducente, attestato anche da qualche deriva pop che ravviva un po’ l’attitudine sperimentale tendente all’ambient che rendeva l’album precedente un po’ uniforme e occasionalmente monotono; Un Autre Voyage è, globalmente, un lavoro più accessibile e gradevole. In “Boulevard Taschereau”, la prima traccia, sonorità ‘cinematiche’, ricche di tensione per l’andamento pulsante, fanno da sfondo ad inquietanti parole ripetute di continuo. Subito dopo “Excès De Vitesse” non nasconde il suo debito ai Kraftwerk e anche all’elettronica anni ’80 e “Kidnap You in the Desert” spalanca paesaggi spettrali in cui una tesa base ‘ambient’ è sovrastata da una serie di voci sovrapposte che sembrano provenire da mondi ultraterreni. Ma “Insomnie”, uno degli episodi migliori, introduce visioni oniriche e suoni malinconici ed introspettivi, alternati a sottili e scintillanti variazioni, mentre la voce remota pronuncia un testo in francese; “Balade Aux USA” procede su una ritmica sostenuta con una congerie di suoni elettronici, la Davidson recita implacabile e in lontananza una sofferente chitarra sembra gridare: un effetto davvero bello. Infine in “Perséphone” Pierre Guerineau  racconta con tono pacato il mito della regina degli inferi e Marie ‘interpreta’, per così dire, il personaggio mentre le trame elettroniche in sottofondo si intrecciano complicati disegni, dimostrando che la sostanza ambient e la melodia pop si possono anche abbinare con successo per creare qualcosa di valido e nuovo.

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