Selofan: Tristesse

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Come avevamo appreso dall’articolo sulla scena greca uscito qui qualche mese fa, anche presso i nostri vicini al di là dell’Adriatico il paesaggio è vario e non si balla soltanto il sirtaki. Lo dimostra la Fabrika Records, etichetta di casa ad Atene,  che ha preso sotto la propria egida alcuni fra i più validi progetti musicali vicini alla dark/coldwave; i suoi fondatori, Joanna e Dimitris, sono anche attivi nel progetto Selofan e, alcuni mesi fa, hanno pubblicato Tristesse, il secondo album sotto questo monicker. Selofan è la parola greca per cellophane ed il nome appare in qualche modo emblematico di quella che è la scelta formale effettuata dal duo: non musica inconsistente ma dalle sonorità sottili e minimali, a volte impalpabili e, soprattutto nitida e fredda come ghiaccio. La prima traccia, “Der Steppenwolf”, apre così con decadenti note di piano sulle quali la voce remota e talmente monocorde da non sembrare un canto, recita in tedesco un testo tratto dall’omonimo romanzo di Herman Hesse: l’atmosfera è di una malinconia desolata. Subito dopo, “Ich Kann Dich Sehen”, che esordisce invece con una ritmica secca su cui è intessuto un delicato velo ‘sintetico’, è ispirata alla lirica di Rilke “Lösch mir die Augen aus”: i due paiono dunque palesemente attratti dalla cultura tedesca e, del resto, si coglie in molti brani un’affinità evidente con i Lebanon Hanover, anch’essi ‘creature’ della Fabrika Records. Ne sono un esempio chiaro la title track e la seguente “We Care For You”: entrambe ricordano i Lebanon Hanover davvero tanto – l’alternanza fra canto maschile e femminile attesterebbe  una somiglianza troppo ovvia! – nell’arrangiamento freddo e minimale e lo scenario cupo ed angoscioso. In “Thunderbird” interviene un tristissimo sassofono – anche i Lebanon, in effetti, l’avevano occasionalmente introdotto nel loro ultimo Besides The Abyss – che, con l’avvicendamento delle voci, procura una gradevole variazione a quell’uniformità dei suoni che ad alcuni potrà forse dare fastidio. Subito dopo uno dei pezzi migliori del lotto, “Ναφθαλίνη (Napthaline)”, in cui l’andamento e la melodia sono più vivaci ed adatti al dancefloor, anche se l’impronta resta decadente e nostalgica. Delle restanti valga segnalare “Φωτογραφικές Μηχανές (Photographic Cameras)” che emana profumo di passato nel suo evocare i Kraftwerk in alcuni passaggi e “Microwave Lovers”, uscita anche come singolo, che fra ritmica incalzante e gridolini risulta decisamente accattivante. Chiude “Allein”, tetra e un po’ sinistra nenia alla quale la parte vocale sussurrata e sospirosa conferisce una speciale inquietudine: coldwave sì, ma l’anima è greca…

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