Sóley: Ask the Deep

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Atmosfere morbide e sognanti in Ask the Deep, il secondo album di Sóley Stefánsdóttir, nota semplicemente come Sóley, cantautrice e polistrumentista islandese che, dopo la militanza nel gruppo folk Seabear, ha voluto cimentarsi nella carriera solista. Pianista e chitarrista di talento, vocalist non dalle mille possibilità ma gradevole e aggraziata, Sóley coltiva il suo stile malinconico ed intimista ma anche fantasioso, confezionando pezzi dolci ed accattivanti, magari non sereni e rilassanti perchè dominati da un ‘retrogusto’ vagamente doloroso che, a quanto pare, fa un po’ parte del modo di essere islandese. I dieci brani di Ask the Deep, in effetti, possono apparire calmi e distesi solo ad un ascolto superficiale: in realtà è opinione comune  che i paesaggi dell’album siano assai più drammatici rispetto al precedente del 2011 e non mancano momenti in cui la malinconia di cui si diceva si colora di ombre più intense e significative. La prima traccia, “Devil”, dal testo tipicamente ambiguo, è anche una delle migliori del disco: il piano diffonde note davvero celestiali e dopo la prima metà, quando irrompono le distorsioni della chitarra, il brano prende letteralmente il volo. Subito dopo, l’affascinante “Ævintýr” si presenta con percussioni ‘gentili’ e la voce melodiosa di Sóley che evoca visioni da bosco degli elfi, mentre “One Eyed Lady” incede lenta e desolata su un tessuto elettronico minimale. Ma è “Halloween” che, in qualche modo, fa pensare ad un momento magicamente lieve, dai colori tenui ma splendidi o anche solitari scenari naturali popolati di creature fatate, e lo stesso può dirsi per “Follow Me Down” con i suoi deliziosi passaggi al piano e l’atmosfera luminescente. Delle restanti segnalo le belle note di piano di “Dreamers” e anche “Lost Ships”, che conclude Ask the Deep con una malinconia ed un abbandono che ci aprono un mondo remoto, quasi ultraterreno.

TagsSóley
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