Carmody: Sleep On Mirrors - The 1981-1985 Tapes

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Riemergono dalla storia della new wave italiana e dai cassetti della mia memoria i Carmody, gruppo di Torino dalla carriera brevissima le cui testimonianze ci sono arrivate, qualche anno fa, per la buona volontà della tedesca Anna Logue Records e, in questi giorni, per quella della Mannequin di Alessandro Adriani. E’ di freschissima uscita, infatti, la pubblicazione di Sleep On Mirrors – The 1981 – 1985 Tapes, una scelta di dieci tracce della storica band: un lavoro di ricerca che ha interessato tre demo tapes realizzati fra il 1981 ed il 1985 dai quali sono stati estratti i brani più significativi. Alberto Ramella e Andrea Lesmo, con l’aggiunta, in un secondo momento, di Max Casacci – nome che, a qualcuno, risulterà certo familiare! – alla chitarra, non raggiunsero notorietà ma fornirono una versione originale e briosa della new wave italiana, di impronta nettamente elettronica ed animata dalla calda voce di Ramella, che oggi si riscopre con interesse e piacere. La raccolta della Mannequin si apre con quello che è il brano che forse tutti ricordano, almeno coloro che anagraficamente hanno potuto vivere il periodo: “Messengers Of Love” in effetti è proprio un gioiellino e, non a caso, fu quello che fece, per così dire, innamorare Marc Schaffer di Anna Logue inducendolo a pubblicare un lavoro della piccola band italiana dopo tanto tempo trascorso. Si tratta di un pezzo di wave elettronica con una tastiera deliziosa, la ritmica vivace ed una chitarra letteralmente ‘assassina’ che si attribuisce alla già citata, indiscutibile abilità di Casacci, in pratica uno di quesi brani che si ballano volentieri anche ora, un po’ come “Saturday Nite” dei Central Unit che risale al 1982 ma si sente ancora in giro qua e là nei posti più impensati. Poi, “Most of You”, più lenta e malinconica, è sorprendente per l’originalità dell’arrangiamento mentre la bizzarra “As We Down” attesta uno dei marchi di fabbrica dei Carmody, l’ironia: una ‘nenia’ elettronica con il sapore di un canto popolare che Ramella ‘cavalca’ con piglio ‘teatrale’. Ma in “Ambiguos” la tastiera acquista un respiro piu ampio mentre “Psalm” si distingue più che altro per la parte vocale più ‘caricata’ ed intensa, “Long Breath”, una delle più belle, propone inattese sonorità ‘ipnotiche’ e “Space Invaders”, con l’accattivante chitarra, si allinea con la new wave tradizionale di ispirazione inglese. In pratica non c’è una traccia simile all’altra, a dimostrare la forza di una creatività che, come in tanti casi che abbiamo menzionato in passato, è andata alla fine sprecata. Come non citare ancora, del resto, “Sleep On Mirrors”, in cui l’atmosfera si incupisce, le note ‘sintetiche’ divengono ‘gotiche’ e vagamente sinistre, svelando un aspetto di oscurità oppure “Bones” e “Time’s Under”, così insolite nella loro pienezza di suoni? La scelta effettuata da Adriani si rivela davvero impeccabile e la sua proposta imperdibile per i fan della new wave di tutte le epoche

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