Hamsas XIII: Encompass

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Il progetto americano Hamsas XIII nasce da una collaborazione fra il chitarrista Richard Witherspoon, già attivo nella gothic band The Wake e la vocalist Robyn Bright che militava nei Cockatoo. Al debut album Encompass, uscito da alcuni mesi, ha partecipato anche David Wolfenden dei Red Lorry Yellow Lorry, in alcune tracce: questo è bastato per indurci ad ascoltarlo con molto interesse. Gli Hamsas XIII, in verità, non praticano il ‘verbo’ canonico del gothic rock, ma sono orientati verso uno stile ethereal intenso ed oscuro, che, abbinato all’impostazione postpunk della chitarra, ricorda sì i Dead Can Dance ma come fossero ‘rinforzati’ da un arrangiamento strumentale più convenzionale e vigoroso, con risultati decisamente notevoli. Si prenda, per esempio, la prima, bellissima “Unbound”: definito da un ritmo freddo quanto deciso – e il rombante basso gioca qui un ruolo essenziale! – dal vago sapore tribale, il brano incede fra una chitarra di ampio respiro ed una parte vocale ‘densa’ e coinvolgente. Segue “Tigers”, la cui atmosfera dark ma dall’impronta tipicamente etnica e la voce della Bright ricordano tantissimo i Dead Can Dance, mentre la title track, anch’essa notevole, pur restando sulla stessa linea, introduce qualche elemento più energico, quasi gothic rock, che rende il clima davvero particolare. Ancora sonorità ‘etniche’ nella suggestiva e ben cupa “Protection” e Bright fa qui sfoggio di tutte le possibili sfumature che sa dare alla sua voce che, per quanto non arrivi alle vette di Lisa Gerrard, non è affatto male. Poi dopo aver strizzato l’occhio a Siouxsie – ma anche a Lydia Lunch! – con “Congratulations” e aver dipinto di tinte assai fosche il paesaggio con “March Masque”, la nostra vocalist brilla nuovamente nella bella “Seirenes” che si riallaccia a certi scenari ipnotici e remoti dei Cocteau Twins, con suggestivi suoni della chitarra che non si possono non amare. Da menzionare anche le sonorità oniriche anzi, vagamente ‘siderali’ di “Slow Ache”, benchè, tutto sommato, preferisca la forza del basso di “Delight” con i godibilissimi ‘giochi’ di voce. Delle restanti, si apprezzano soprattutto la oscura “Eclipse”, che torna sulle ritmiche tribali e orientaleggianti, riprendendo e sviluppando le formule già viste in “Protection” e la conclusiva “Breeze”, di certo una delle più affascinanti del lotto, poichè si tratta di una lunga traccia strumentale, dall’incedere solenne, che si colloca idealmente fra il gothic ed Ennio Morricone ed è davvero ricca di suoni, anche se è la chitarra, in verità, a condurre i giochi: la sua complessità è la testimonianza migliore delle potenzialità degli Hamsas XIII che converrà non perdere di vista.

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