John Ajvide Lindqvist: Musica dalla spiaggia del paradiso

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La Marsilio pubblica Musica dalla spiaggia del paradiso, il nuovo romanzo di John Ajvide Lindqvist, considerato dalla critica come una sorta di Stephen King svedese. In realtà il paragone regge fino a un certo punto in quanto Lindqvist ha caratteristiche sue proprie che lo hanno consacrato come un maestro dell’horror scandinavo. Lasciami entrare rimane forse tuttora il suo libro migliore e originale, una struggente storia vampirica di ambientazione nord europea, raffinata e metafisica, trasposta magistralmente da Thomas Alfredson in un ottimo film dai ritmi lenti e dall’atmosfera brumosa. Dopo qualche prova non del tutto convincente come Il porto degli spiriti o di valore alterno – la raccolta di racconti Muri di carta senza dimenticare pero’ il valido Una piccola stella – questa nuova opera è sicuramente una delle sue migliori in assoluto. La vicenda narra le vicissitudini di alcuni campeggiatori – 10 persone, 1 cane e 1 gatto – nei pressi di Stoccolma. Una mattina si svegliano e si accorgono che improvvisamente il mondo intorno a loro è radicalmente mutato. Sono rimaste solo le roulottes e le tende mentre il resto è stato sostituito da una desolante e uniforme distesa di erba rasata mentre il cielo è di un blu intenso e il sole è sparito. La prima impressione è quella di essere catapultati in un incubo “dickiano” in cui viene messa in discussione la nozione e il significato della realtà. Una possibile chiave di lettura è quella che i personaggi si trovino al Purgatorio o all’Inferno: una pioggia infernale e bollente corrode tutti gli oggetti ed è mortale per gli stessi campeggiatori mentre inesplicabili e inquietanti figure bianche si aggirano spettrali. L’unica presenza familiare è una trasmissione radio che propone costantemente i vecchi successi del cantautore svedese Peter Himmelstrand o gli hit degli Abba. Mano a mano che i personaggi prendono contatto con la loro nuova dimensione vengono messi a contatto con i propri incubi personali che si materializzano sconvolgendo le loro fragili menti. Vediamo così riemergere antichi traumi che ritornano dal passato come dei “revenants”: un genitore morto in modo violento o fantasmi della mente e “visioni” mai esorcizzate che prendono la forma di una tigre nera. Tutti questi resuscitati dall’oltretomba, anche se “vivono” solo nelle menti dei protagonisti, fanno pensare alla religione cristiana. L’unico personaggio che sembra capire e adeguarsi di più al contesto è Molly, una bambina strana e malvagia, traumatizzata e abbandonata dalla madre in passato per negligenza in un tunnel dove sembra aver fatto conoscenza con le figure oscure che popolano il luogo in cui si trova ora. Quel che fa Lindqvist con grande capacità è scavare nella psiche malata dei protagonisti rivelando le loro ossessioni nascoste. In definitiva sono gli orrori che si annidano nell’inconscio i veri protagonisti della vicenda. Lo scrittore svedese dimostra di essere un abile tessitore di caratteri e riesce a dare grande credibilità e spessore ai personaggi da lui creati come i 2 contadini omosessuali. Forse c’è qualche lungaggine, il brodo viene allungato troppo per il mio gusto, ma questa d’altronde è una delle caratteristiche dell’horror moderno, una prassi inaugurata proprio dal celeberrimo Stephen King. Credo anche che la forma del romanzo sia più nelle corde di Lindqvist rispetto al racconto. Musica dalla spiaggia del paradiso è quindi sostanzialmente un magistrale horror metafisico e conferma tutto il talento di Lindqvist come forgiatore di incubi moderni.

John Ajvide Lindqvist “Musica dalla spiaggia del paradiso” – farfalle Marsilio – 426 pagine –  Euro 18,50

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