NOW Ensemble: Dreamfall

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Difficile recensire un disco come Dreamfall, perchè tende a sfuggire alle semplici definizioni; in effetti è anche difficile inserirlo in un palinsesto come quello di Ver Sacrum, trattandosi fondamentalmente di musica da camera contemporanea, caratterizzata da una varietà di suoni e di approcci tale da richiedere necessariamente un ascolto per farsi un’idea di ciò di cui stiamo parlando. Innanzitutto credo sia il caso di spendere qualche parola sulla formazione, caratterizzata da una strumentazione abbastanza particolare se consideriamo l’ambito in cui opera: si tratta fondamentalmente di un quintetto costituito da chitarra elettrica, flauto, clarinetto, contrabbasso e pianoforte, che esegue brani di sette autori contemporanei differenti. Già dalla formazione stessa si può intuire che l’approccio alla materia musicale è tutto tranne che prevedibile e la cosa viene subito messa in mostra dal brano introduttivo, che è quello che mi ha spinto a pubblicare questa recensione e che è (mi perdonino i commentatori più seri e capaci) quanto di più simile si possa immaginare ad una forma di dark ambient acustica, con i toni più bassi del contrabbasso e del pianoforte a creare qualcosa di simile ai drones tipici del genere. Segue “Dreamfall”, un brano in tre parti caratterizzato da sonorità a tratti vicine al minimalismo, altrove a certe colonne sonore, in altri istanti facendosi più astratte e rarefatte. Anche “Divine the rest” è di non facile definizione, apparentemente legata alla musica concreta e come sospesa in una dimensione atemporale, a sua volta non lontana da sonorità ambient ricche di mistero. Molto più legate alla musica da camera d’avanguardia (ma, la prima, con un piglio quasi rock, a tratti) sono le successive “Trans Atlantic flight of fancy”, “Trust fall” “Pale as centuries”, mentre “City boy”, che conclude il CD, sembra rifarsi piuttosto ad un minimalismo (bellissime le fasi di contrappunto tra la chitarra e il pianoforte) con aperture più ampie di fiati e violoncello e, in chiusura, un uso quasi “rock” della chitarra elettrica. Un’opera di assoluto interesse e di una bellezza, per me, indiscutibile.

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