Theodor Bastard: Vetvi

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È passata la bellezza di dieci anni da quando recensii Pustota, esordio su CD del progetto Theodor Bastard per un’etichetta vera e propria, succeduto alla pubblicazione di alcuni CD-R. All’epoca la musica del gruppo mi colpì assai favorevolmente ma ciò non mi impedì di perderne le tracce, non riuscendo più ad ascoltare nulla di loro produzione fino ad oggi. Ero molto curioso di vedere in che direzione si erano evoluti durante questo lungo periodo e devo ammettere che non sono rimasto deluso: questo Vetvi riesce ancora ad essere interessante. Le coordinate di partenza sono più o meno le stesse: una musica al crocevia tra la tradizione orientale e quella occidentale, che in qualche modo prende spunto dalle cose del periodo più etnico dei Dead Can Dance ma vi unisce la tradizione e la lingua russa, qualche tocco trip hop e, in alcuni casi, linee melodiche più morbide e semplici. Rispetto a un tempo, il suono si è anche evoluto in una direzione più acustica, arricchendosi di suoni cameristici e classicheggianti e di arrangiamenti corali, anche se non mancano gli interventi di suoni digitali, in particolare nelle ritmiche. Fanno capolino, qua e là, anche brani più virati verso il pop (“Salameika”, “Kukushka”) che, pur essendo a mio parere i meno riusciti del CD, riescono a non stonare eccessivamente rispetto all’atmosfera generale. In altri momenti il suono si fa più sottile ed elettronico, con risultati anche molto piacevoli (“Niti”). Nel complesso si tratta di un lavoro ben congegnato e realizzato che mi sento di consigliare agli appassionati del genere.

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