Crimson Muddle: La Rousalka

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Il progetto francese Crimson Muddle è stato fondato da tre ragazze bravissime, Hellebore, la sua anima, nonchè vocalist con grande personalità – attiva anche in Deadchovsky – Annie-Dog e Phoenix. Benchè l’idea del gruppo fosse nata oltre dieci anni fa, soltanto nel 2010 la Manic Depression ha pubblicato il suo primo album, Nocturne, passato praticamente sotto silenzio. Nel 2015 è uscito finalmente il secondo lavoro e si spera che infine il pubblico della dark/coldwave si accorga di loro. In effetti vale la pena ascoltare La Rousalka per varie ragioni e principalmente perchè il sound di Crimson Muddle è fra i più originali mi sia capitato di sentire ultimamente e la sua musica è una reinterpretazione del genere fra le più interessanti ci siano in circolazione. Prima di tutto l’uso di strumenti estremamente insoliti: violino, concertina, theremin, solo per fare degli esempi; poi, la forza e l’ascendente del canto di Hellebore che, pur senza cimentarsi in virtuosismi, sperimenta con la propria voce in modo assai eclettico. La Rousalka contiene undici brani, molti dei quali sono davvero sorprendenti. La prima traccia, la strumentale “Enyo’s Tears”, esordisce con inquietanti ‘rumorismi’ industriali che si allacciano a note di piano altrettanto inquietanti: l’atmosfera ‘fumosa’, pervasa da un mood tipicamente gotico,  si arricchisce via via di tanti suoni inconsueti. Subito dopo, in “Cheval bleu”, Hellebore dà buona prova delle sue capacità vocali sulla base di una melodia dal sapore quasi ‘folk’ ma con risvolti vagamente allucinanti, mentre nella successiva “Dragon”, uno degli episodi più belli, l’impronta è decisamente quella di un cupissimo folk. “Nymphadora” presenta poi una ricchezza sonora quasi ‘barocca’ che, con il pathos del canto, ben si addice alle tinte ‘decadenti’ del paesaggio. Delle restanti, valga menzionare “Funeral” che apre scenari veramente tetri, “Picket Fence” subito dopo, le cui sonorità sperimentali ricordano un po’ i Tuxedomoon, come accade anche per le due conclusive “Rousalka I” e “Rousalka II” in cui il ritmo si fa incalzante conferendo agli inediti suoni un alone un po’ diabolico. La Rousalka rappresenta, dunque, un tentativo ammirevole di dare una forma espressiva nuova alle oscure visioni di tre musiciste, che meritano di essere conosciute meglio.

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