Hiroshima Mon Amour: Australasia

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Ritorno in grande stile per gli Hiroshima Mon Amour, creatura di Carlo Furii (voce tastiere)  -unico membro della formazione originaria- accompagnato in questo disco da Marcello Malatesta (basso, tastiere, voce), Massimo di Gaetano (chitarra) e Livio Rapini (batteria, percussioni).
“Australasia” arriva a quattro anni di distanza da “Quinta Stagione” e celebra il ventennale di questa band “culto” della scena Post-Punk e New Wave Italiana.
Le nove tracce che compongono l’opera si contraddistinguono per un suono pulito ed elegante con arrangiamenti curati a cui si aggiungono, rispetto al passato, l’impiego dell’elettronica e l’utilizzo corposo di tastiere.  Il nuovo mix contribuisce a creare un’atmosfera 80’s riletta però in chiave moderna, resa possibile grazie all’approdo in scuderia dei nuovi musicisti.
Dopo l’introduttiva “Ossessione” contraddistinta da un basso pulsante, “Uomo Allo Specchio” è il primo frutto di questa nuova alchimia che si è sviluppata all’interno della band: il sound wave del brano è costruito attorno all’intreccio tra un suono di chitarra pulito e le tastiere, che contribuiscono a creare un pezzo affascinante e poetico.
La successiva “Suggestione” nei suoi sei minuti e mezzo di malinconia disincantata si candida fortemente ad essere ricordata come la perla dell’album, oltre che come una delle migliori canzoni scritte da Furii. Viene lasciato ampio spazio alle tastiere che creano un’atmosfera delicata e raffinata, ma allo stesso tempo di grande impatto sia sonoro che emotivo, che non può che rimandare alle atmosfere dei Cure del 1992: vi ricordate la splendida “Apart” di Wish?
Il suono di chitarra sempre pulito che ricorda molto i Diaframma di “Tre Volte Lacrime”, unito ad inserti elettronici ottimamente calibrati, costituisce la cifra stilistica della quarta traccia “Disco”, in cui Carlo Furii, come di consueto, ci regala un testo graffiante e tagliente, suo marchio di fabbrica da sempre.
“Tutto Mio” fa da ponte per la sesta traccia, “Asia” dalle atmosfere vagamente orientaleggianti. La raffinatezza di questo brano non può che rimandare all’eleganza dei Japan.
Il connubio tra chitarra e tastiere mai così raffinato nelle precedenti opere degli Hiroshima Mon Amour, regala altre due meravigliose canzoni: la malinconica “Autunno” e “Catene” che per la sua poetica sembra essere una canzone d’altri tempi.
Chiude il disco l’introspettiva “Io Sono Qui”.
“Australasia” è il, chiaro esempio di come la qualità, piuttosto che la quantità, faccia la differenza. È un disco che parla d’amore, di amore per la musica e che non deve assolutamente mancare nella collezione di tutti coloro che amano la New Wave d’autore e cantautoriale.
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