Interpol e Piqued Jacks – Prato

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Piqued Jacks. Foto di Mrs.Lovett

L’esibizione degli Interpol è stata il coronamento di un’estate piena di musica e di concerti in Italia. La piazza di Prato non è apparsa affollatissima, benchè si sia parlato di circa 2000 presenze; il clima era però quello delle grandi occasioni: attesa e molto calore per una band che in verità ha fatto dell’introversione la sua nota caratteristica. Soprattutto il frontman, lo schivo ma raffinato Paul Banks, deve con ogni evidenza sforzarsi per apparire comunicativo con il pubblico che, tuttavia, sembra amarlo nonostante o forse proprio per quello. Le chiacchiere che lo avevano preceduto parlavano di voce deteriorata o altre analoghe problematiche. Martedì sera è stato invece dimostrato che, appunto, sui trattava solo di chiacchiere. Ma procediamo con ordine.

Prima degli Interpol ha suonato un giovane gruppo italiano, i Piqued Jacks, non del tutto sconosciuto ai presenti: la loro musica rientra nell’ampio e indeterminato genere ‘indie’ di impronta americana e, per quanto chi scrive non li avesse mai sentiti nominare ed abbia interessi assai diversi, non si può dire che non si siano comportati bene. Il vocalist E-King ha dimostrato notevole carattere e ottime capacità per cui alla fine il tempo che abbiamo dedicato a questi ragazzi non è trascorso in modo sgradevole. I Piqued Jacks erano comunque coscienti dell’impazienza del pubblico per l’arrivo degli Interpol e, quando è giunto il segnale, si sono ritirati velocemente per cedere il posto ai più illustri colleghi.

Interpol. Foto di Mrs.Lovett

Gli Interpol non si sono fatti attendere troppo: in un profluvio di luci, circondati dal fumo che, si sa, non manca mai, i nostri si sono finalmente presentati, eleganti nei loro abiti scuri, tanto da apparire come veri damerini inglesi, all’inizio in realtà anche troppo composti, così da suscitare la sensazione, poi smentita nel corso del concerto, che fossero, più che contegnosi, addirittura un po’ legnosi. In giro si era letto che il primo brano sarebbe stato “Say Hello to the Angels” da Turn On The Bright Lights ed infatti così è stato, ma non sarebbe corretto affermare che abbia scatenato immediatamente l’emozione: l’impressione è stata che la band avesse bisogno di un po’ di tempo prima di ‘ingranare’ e di entrare in sintonia con il suo pubblico: la chitarra di Daniel Kessler non sembrava armonizzare con il resto, il basso appariva un po’ anonimo e anche l’‘ugola’ di Banks pareva quasi ‘pigra’. Ma l’entusiasmo della platea pratese deve poi aver contagiato i musicisti: l’esibizione ha acquistato vigore, la voce carisma e persino Paul Banks si è cimentato in qualche battuta che ha ovviamente affascinato i presenti, cosicchè l’atmosfera è diventata molto piacevole e non è stato possibile non lasciarsi trascinare. Del resto, la scelta della ‘scaletta’ si è rivelata particolarmente felice, in quanto, oltre a proporre alcuni pezzi tratti dall’ultimo album, El Pintor, conteneva svariate hits del gruppo, note ormai a tutti, che non hanno mancato di provocare l’eccitazione generale. Infatti abbiamo potuto ascoltare brani come “Narc”, “Take You on a Cruise”, “Evil”, “Slow Hands”, “Length of Love” dall’amatissimo Antics, oppure, per la gioia della sottoscritta, “Rest My Chemistry” da  Our Love to Admire, e “The New”  e “PDA”  dal glorioso Turn On The Bright Lights, dal quale proveniva anche uno dei bellissimi bis, “Stella Was a Diver and She Was Always Down”, veramente molto gradita. La temperatura della piazza è andata dunque rapidamente salendo ed i nostri vi si sono ben adeguati, come si è potuto vedere, sempre alla fine, quando si sono levate le note di “All the Rage Back Home”, uno dei pezzi più coinvolgenti di El Pintor, eseguito con tutta la passione che potevamo sperare. La situazione non permetteva, naturalmente, di valutare in modo equo la portata della perdita dell’ex bassista Carlos Dengler, che molti rimpiangono: i tre rimasti apparivano chiaramente affiancati da un bassista, nella fattispecie si trattava di Brad Truax, ex Animal Collective, oltre che dal tastierista Brandon Curtis. Truax, nel contesto del concerto, ha giustamente fatto il suo e solo nel prosieguo della vicenda Interpol si potranno notare gli ulteriori cambi di impostazione. Rimane il dato incontrovertibile di una serata ben riuscita, di una band in forma, che ha suonato per quasi un’ora e mezza conquistando i fans con timidezza e simpatia, anche se, come in molti abbiamo malignamente osservato,  tutto il fervore del mondo non ha potuto spostare di un millimetro i capelli superimpomatati di Banks: vezzi da star…

Interpol. Foto di Mrs.Lovett

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