Abysmal Grief: Strange rites of evil

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Una processione di dannati che attraversa una landa desolatissima, tra radi e stenti arbusti ed acquitrini dai quali emergono i resti ricoperti d’un velo di muschio maleodorante di creature dalle forme bizzarre, sicuramente spaventevoli, l’origine delle quali è meglio non indagare, pena l’insanìa. Un organo che pare risuonare nel cielo, calando le sue note come la scure che recide carni imputridite di peccatori, un vorticare di strumenti che fanno da cornice ad un sabba consumato nel fondo d’una notte che pare non voler terminare più. Strange rites of evil è il quarto disco del combo di Regen Graves, Labes C. Necrotytus, Lord Alastair e Lord of Fog, ed ancora una volta trova ricetto sotto le insegne della Terror From Hell Records, alleanza santificata dalla Horror Records che ne cura le versioni in vinile ed in cassetta. Reliquia preziosa da esporre allorquando le forze del male si faranno minacciose, e nulla parrà poter arrestare il loro devastante incedere. E’ un susseguirsi di tracce (cinque originali più una cover) che esaltano il doom più monolitico ed incorrotto, ove le tastiere sepolcrali di Necrotytus acuiscono il sentimento di orrore che pervade l’animo di colui a questi suoni non è aduso, ma pure di chi li frequenta assiduamente, tale è la carica di malvagità emanata da queste nerissime litanie. “Child of darkness” dei seminali Bedemon (la band californiana che ospitò tra le proprie fila Scott Weinrich, Bobby Liebling, Randy Palmer e che ha in Mike Matthews e Geof O’Keefe i due irriducibili leader) viene resa con il rispetto che si tributa ad un gruppo che ha contribuito all’edificazione di un Mito, quello del doom radicato nel Sud degli Stati Uniti, quello che si appropria di leggende e di costumi arcani, manifestazioni occulte d’una ragione obnubilata, sarabanda infernale di suoni che appartengono ad un mondo parallelo, prodotti da strumenti che solo entità ultraterrene possono conoscere (e farne uso). Fin dalla loro fondazione avvenuta nel 1996 gli Abysmal Grief hanno saputo incorporare elementi apparentemente estranei al costrutto sonoro da loro edificato, elaborandoli in funzione della resa finale del brano, sempre e comunque personale e pervaso d’una sottile vena di follia che si insinua subdola nella mente dello spettatore, perché la loro proposta non può ridursi al mero aspetto sonoro, essendo evocatrice d’immagini potentissime, come quegli affreschi che ci lasciano stupefatti, apparendo come una scena reale che stiamo vivendo più che osservando. Vedi “Raise the dead” dei Bathory, vedi la recentissima collaborazione con Runes Order; ma “Child of darkness” trova ottima compagnia nella lunga “Dressed in black cloacks” (oltre tredici minuti di dolore), in “Cemetery” e nella title-track, portatrici di un verbo occulto, forse più diretto che in passato. Il 2016 segnerà il ventennale d’attività, e li vedrà protagonisti sul palco del Roadburn Festival, quale più autorevole investitura? Si rinserrano le fila degli adepti, la musica del Destino indicherà il nostro cammino, ancora ed ancora!

Per informazioni: http://www.horrorrecords.com
Web: http://www.abysmalgrief.com
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