Hand of Dust: Like Breath Beneath A Veil

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Nuovissimo progetto di Copenhagen, gli Hand of Dust hanno da poco rilasciato per Avant! Records Like Breath Beneath A Veil, il primo full-length. Difficilissimo definirli: Nick Cave e Swans sono i primi nomi che mi vengono in mente ma solo come indicazioni. Di certo sonorità molto intense, occasionalmente ‘sporcate’ di blues, con una parte vocale a cura di Bo Høyer Hansen ricca di pathos, in sostanza ben lontano dai climi ‘freddi’ da cui i due provengono ma tuttavia con atmosfere estremamente tristi, talvolta opprimenti.  Si prenda l’opener “Feast of Tails”: la voce grezza ma ‘felina’ del frontman è, in effetti, un richiamo irresistibile a Nick Cave del quale si ritrovano varie scelte di stile; l’andamento è qui appena cadenzato, come a voler dare semplicemente un’appassionata enfasi. Subito dopo, uno dei pezzi forti, la bellissima “Lighthouse”, dallo scenario fosco ma un po’ selvaggio, in cui domina una melodia dai toni amari, scandita dal basso ‘rimbombante’; anche in “Born in the Summer” si percepisce incombente la forza del basso ed appaiono esasperati gli aspetti più drammatici e visionari. Non si può ignorare, poi,  la suggestione dell’avvio di “Clearly”, traccia che rappresenta complessivamente uno dei momenti più introspettivi: la parte vocale si ripiega in toni dolorosi e il basso e la chitarra disegnano un contesto davvero magico. Quindi, dopo l’efficace deriva ‘tribale’ di “Hollow”, ritroviamo in “Roses in the Sawmill” un mood vagamente ‘folkeggiante’ ma denso di sinistri ‘echi’, abbinato a quella ruvidezza del canto che sembra un po’ il marchio di fabbrica dell’intero disco: lo riconferma, ancora una volta, “Encased in Amber”, dove il contrasto con la chitarra in un certo senso ‘ammorbidita’ produce passaggi molto suggestivi.  Da qui in poi, il paesaggio si attesta su tinte nerissime: “Dip Your Tounges in Slaughter” riprende la ritmica lievemente cadenzata mentre Høyer Hansen sembra incarnare un oscuro e minaccioso cantastorie e gli ultimi due pezzi, “Sex Never Sleeps” e “Nothing was ever the same again” trasudano pathos intenso e disperato. Like Breath Beneath A Veil si rivela dunque un lavoro inconsueto ed interessante che mostra la volontà di distinguersi dall’abituale, un po’ smorto panorama di ‘epigonismo’ anni ’80. Se c’è una speranza di ascoltare qualcosa di nuovo, si può riporre solo in tentativi come questo.

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