Spettri: 2973 La nemica dei ricordi

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Vicenda particolare, quella degli Spettri: compongono e registrano un albo agli albori dei settanta (1972, per la precisione), lo pubblicano però solo nel 2012. Merito della Black Widow Records averlo reso così disponibile, e di aver offerto ai fiorentini l’opportunità di dargli un degnissimo seguito, rappresentato da 2973 la nemica dei ricordi. Mille ed uno anni dopo il protagonista si ritrova ad affrontare una realtà che, apparentemente, non molto è mutata, ma un altro viaggio dovrà affrontare… Come suona il nuovo disco dell’insieme dei fratelli Ponticiello? Coraggioso, libero da vincoli di forma e di espressione, calato nel presente ma idealmente ancorato al decennio che li vide iniziare questo lungo percorso, che pare ancor lungo. Insensato citare generi di appartenenza, gioco che nel caso de La nemica dei ricordi si risolverebbe in un inutile esercizio (che senso avrebbe, chessò, indicarlo come hard rock oscuro e progressivo, certo fornirebbe delle coordinate, ma parziali e pure fuorvianti), l’opera pone l’ascoltatore nella (fortunata) posizione di potersi calare nella narrazione, accompagnato da sonorità ora maestose, ora più intime, finanche pastorali (come nella finale “L’approdo”), caratterizzate da un chitarrismo fiero (Raffaele Ponticiello) e da una sezione ritmica duttile costituita da Vincenzo Ponticiello al basso e da Mauro Sarti alla batteria ed al flauto (fu anche nei Campo di Marte, autori di un lavoro omonimo pubblicato nel ’73 dalla major United Artist), con le tastiere di Stefano Melani protagoniste assolute d’ogni cangiamento d’atmosfera. Eppoi il sax del recente innesto Matteo Biancalani, quel richiamare alla memoria le glorie dei VDGG, e la particolare voce di Ugo Ponticiello, narratore d’eventi che conducono la nostra fantasia chissà dove. Un susseguirsi di quadri naturale, dinanzi ai quali mostrare spontanea meraviglia, presi per mano da un insieme esperto ed evidentemente sicuro di sé e dei propri mezzi. Numerosi ospiti (tra i quali Elisa Montaldo de Il tempio delle Clessidre, splendida cantora de “Il delfino bianco”) forniscono il loro contributo alla piena riuscita di questo prezioso album; per il suo valore intrinseco, una pubblicazione necessaria di questi tempi… Strumentazione rigorosamente d’epoca, registrazione analogica, la veste in vinile è disponibile sia in versione stereo che mono (il CD conta tre bonus così proposte).

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