Yabanci: Chaoss

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Esce in questi giorni l’EP Chaoss degli Yabanci, band  di stanza in Svizzera di cui avevamo qui già segnalato il full length di esordio Grimorium. Se già a suo tempo avevamo illustrato i suoni tenebrosi e le atmosfere cupe evocate nel disco, poco altro si può aggiungere a proposito delle sette tracce di Chaoss, se non che il gruppo sembra essere decisamente maturato sia dal punto di vista del songwriting che sul piano degli arrangiamenti. Rimasti di recente in tre e dovendo per forza di cose ampliare e diversificare la parte elettronica gli Yabanci non si sono persi d’animo: i brani appaiono assai più ispirati, pieni di sfumature drammatiche ed impegnativi nel testo, alla ricerca di una dimensione raffinata e di sonorità consistenti che il canto di Laura, tesa verso un’idea di purezza eppure ricca di nuances accattivanti, sa valorizzare con abilità. Nel mantenere poi i riferimenti ‘colti’ che già erano alla base delle liriche dell’album – le tinte tetre ed inquietanti, le suggestioni macabre hanno il sapore dei classici della letteratura fantastica  – la band si è addentrata nell’esplorazione di siti ombrosi e di angoli impenetrabili, proponendo attraverso la musica fosche visioni di anime tormentate.  Così, dopo il breve ma sostanzioso inizio di “Sublimate”, l’opener strumentale che ‘sboccia’ fra note intense di chitarra e il synth che ‘compatta’ il paesaggio ampliandone la prospettiva, ecco subito una delle tracce migliori, “Coma”, oscura e tesa nei bellissimi arpeggi mentre la voce di Laura – la signora del ‘maniero’ – pervade  lo spazio. “The Call” è un sontuoso omaggio al post-punk anni ’80 con cui la chitarra di Valerio attesta la ‘parentela’ e del resto le note di basso di “The Veil”, la sua ritmica secca, la tastiera ‘colorata’ di gotico’ e la chitarra più ‘severa’ ci fanno sentire proprio a casa. Ma poi arriva l’altro pezzo forte del lotto, “Star in Man”: il ‘livido’ piano con il quale inizia, la melodia struggente esaltata dalla brillante tastiera ed il canto pregevole suscitano belle emozioni. La chiusa, cupa e fredda come un incubo, è costituita da  “Chaoss part I”, che abbina tonalità lugubri a sibilline parole in italiano, con un clima davvero spettrale – il testo, in questo caso, si basa sul racconto di G.Meyrink Danza Macabra che, quanto a scenario spettrale, in effetti è esemplare – e “Chaoss part 2”, forse il brano più classicamente wave ma tuttavia dai suoni ‘pieni’, in cui la voce procede ‘incastonata’ fra la ritmica e la chitarra: la sensazione che rimane è quella di una padronanza ormai raggiunta e di una passione reale che oggi dà i suoi frutti.

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