Delenda Noia: Odietamo

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I Delenda Noia sono stati per me una delle più interessanti sorprese uscite di recente dal nostro paese. Colpevolmente il loro esordio del 2011, Noia EstEtica, non è stato recensito qui su Ver Sacrum ed è un vero peccato, perché quell’album è davvero una chicca. Con molta curiosità ed alte aspettative ho quindi iniziato l’ascolto di Odietamo, uscito lo scorso mese dopo una campagna di crowdfunding conclusa con successo. Il giudizio è senz’altro positivo: i Delenda Noia coniugano il synthpop più fresco e leggero degli anni ’80 (qualcuno dice anche ’90, trovando delle similitudini con gli episodi più elettronici e scanzonati di Bluvertigo o Baustelle) con un approccio moderno ai suoni e agli arrangiamenti.
Post-moderni in pieno quindi, con uno sguardo al passato ed uno al futuro, i Delenda Noia con la loro musica possono essere apprezzati da un pubblico vasto e assai variegato. Il look da manga, le melodie sintetiche e gli arrangiamenti ballabili risuonano familiari per un’audience oscura; al contempo la loro capacità nel distillare melodie accattivanti e i suoni leggeri possono piacere ad un pubblico più mainstream. Non è un caso che la band dal vivo abbia aperto, in entrambi i casi pare con successo, i concerti di artisti totalmente differenti tra loro come i PIL di John Lydon/Johnny Rotten e Malika Ayane!
Una cosa che apprezzo particolarmente delle canzoni della band sono i testi: non è facile manipolare con successo le parole comuni della nostra lingua per creare efficaci giochi di rime, assonanze bizzarre, senza scivolare nel banale, nel nonsense o peggio ancora nel demenziale.
Il giudizio su Odietamo è complessivamente positivo anche se mancano a mio avviso i picchi del loro esordio, visto che i pezzi qui sono tutti sì carini ma un po’ uniformi. Gli arrangiamenti e i suoni sono assai omogenei e certe volte si fa fatica a distinguere una canzone dall’altra.
Fra gli episodi migliori senz’altro vanno citate “Tra parentesi”, “Cambia un’opinione”, il primo singolo “Non nevica più” (di cui esiste un video davvero carino) o “La sorpresa” con una bella base techno e una riuscita combinazione di voce maschile e femminile. Conclude il CD la cover di “Fotoromanza” di Gianna Nannini, che con le sue algide basi elettroniche e il melenso ritornello suona quasi come un manifesto programmatico di quest’album, a cavallo tra sonorità di nicchia e aspirazioni mainstream. Qualsiasi sia il percorso che il gruppo sceglierà non resta che augurargli un grosso in bocca al lupo, sperando però che non vogliano abbandonare troppo i nostri “sentieri oscuri”.

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