Dystopian Society: Overturned Reality

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Max Skam e Sara Hexe ovvero i Dystopian Society si ripresentano quest’anno con il loro secondo full length. Il primo, Cages, uscito nel 2012, aveva avuto un’accoglienza niente male e l’EP Violations, pur contenendo soltanto quattro brani, aveva saputo imporsi. Il nuovo Overturned Reality rappresenta una riconferma ed un ulteriore traguardo raggiunto: non che la formula sia stata ritoccata, per carità, ma qui si percepiscono una maggiore chiarezza di intenti, sicurezza e cura del prodotto che fanno comprendere come il progetto sia diventato assolutamente pronto per la scena internazionale. Le nove tracce di Overturned Reality, due delle quali erano già presenti nell’EP, ribadiscono i legami con il punk più dark, con suoni robusti e decisi sulla linea dei Killing Joke e altre analoghe realtà degli anni ’80: le atmosfere appaiono cupe e torbide ma non certo confuse o indistinte, spesso pervase di rabbia sofferente che irrompe nei momenti più aggressivi alla chitarra o nei passaggi ritmici più ‘cruenti’ e tutti i brani sono di buon livello, alcuni anche di ottimo. Così, dopo la breve “Intro” che riproduce voci registrate tratte da stazioni radio, “The Buzzer” introduce in uno scenario punk di classe, impostata com’è su andamento frenetico e riff ripetuti; si incupisce il paesaggio nella seguente “Altars”, dalla struttura semplice che ben funziona, in cui la ritmica rallenta ma resta vigorosa grazie alle efficaci linee di basso. Con molto piacere si ritrova poi la scoppiettante “Violations”, le cui sonorità appaiono, al riascolto, ancora più intensamente cupe e pervase di quell’‘urgenza’ ostile che sembra arrivare direttamente dal punk più ‘mordace’. Poi, dopo il brevissimo ma non meno ‘cattivo’ interludio della title track, ecco lo splendido basso ‘wave’ – ma la chitarra non è da meno! – di “Discarded”,  a mio avviso uno degli episodi migliori, forse perché più melodico e assai più vicino alle atmosfere del post-punk oscuro; il mood prosegue nella bella “The City’s Breath” mentre “Resist” si ricollega allo stile più ‘velenoso’ di “Violations” ed alle sue scariche di adrenalina. Ottima chiusura la ripresa di  “No Deliverance”, anch’essa già presente nell’EP dell’anno scorso, abrasiva e tirata ma dal clima fosco e ‘malato’ come nella migliore tradizione: una tradizione che i due sanno ravvivare ‘impregnandola’ della loro personalità e dimostrando che capacità e coerenza alla lunga pagano.

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