Fenix Tales: The abyss eye

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Il forte impatto operistico che caratterizza la produzione dei fiorentini Fenix Tales può risultare ostico a chi, abbagliato dall’etichetta symphonic-metal che frettolosamente può essere loro attribuita, s’attende le solite sonorità ariose ed accattivanti, come è uso negli ultimi anni. Un’inclinazione al pop ed alla facile maniera che il sestetto rifiuta, proponendo un’opera di grande valenza espressiva ove predomina l’interpretazione magistrale della soprano Lucyliù, il curriculum professionale della quale la mette al riparo d’associazioni frettolose a troppe improvvisate colleghe. Altro carattere distintivo di un sound pomposo e magniloquente è fornito dal violino di Federico, professionista che affronta con grande impegno una prova che in altri casi potrebbe ridursi a mera routine. Queste due essenze si amalgamano perfettamente al tessuto pregiato che i restanti e più tradizionali strumenti espongono sul banco della loro bottega, con il basso di Alex a tingere di scuro trame densissime, fornendo una ulteriore chiave di lettura alla proposta del complesso, facendo proprie le istanze innovatrici del nu-metal, in questo ben supportato dal collega Simone, forse l’elemento più prossimo ai dettami classici del metal. Le tastiere del membro fondatore Marco esprimono l’urgenza di esprimere un suono che rechi con sé un messaggio di rinnovamento, pur nel rispetto di una tradizione decennale, generando un composto che è il risultato dell’incorporazione di più elementi derivanti dal pomp di Kansas e genìa (citai non a caso i loro conterranei Midian, in un recente pezzo circa il singolo “Confutatis maledictis”, reso disponibile poche settimane or sono ed anticipatore di questo esordio sulla lunga distanza), dal progressive metal (quello che però evita le facilonerie e le prove di forza muscolari), ovviamente dal gothic e dal symphonic-metal. E lo strumento principe del genere, la chitarra di Nikko, è pronto a sostenere le impavide scorribande nelle quali il gruppo si lancia con ardimentoso spirito, anche quando si tratta di condensare in pochi secondi la classe cristallina che altri bramerebbero per un intiero disco! Dinanzi ad opere come The abyss eye viene spontaneo chiedersi dove stia, anche nella Musica, la meritocrazia, e se tanta profusione di mezzi e di impegno abbia ancora un senso. Diamoglielo noi tributandogli la giusta attenzione, auspicando che trovino anche dal vivo (situazione che sarebbe assai interessante verificare, considerate le loro potenzialità) una giusta esposizione. In una ipotetica classifica di fine anno dedicata al gothic-metal, primo posto assoluto senza la minima incertezza.

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