Luca Fucci: Hidden scars

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La metà degli Interferenze (ma il socio Jac Salani è presente al basso su “Still here”, oltre a contribuire ai processi di masterizzazione e missaggio) pubblica un disco a nome proprio, intieramente strumentale e costituito di ben tredici tracce. Un’ora e poco più di musica, e l’assenza del cantato costringe l’Autore ad operare con estrema attenzione: il calo di concentrazione dell’ascoltatore è un effetto da mettere in preventivo, meglio allora far scorta di idee da elaborare in un costrutto definito, seppur lavorando per sottrazione; la prova alla fine viene superata agevolmente, certo l’esperienza (leggasi mestiere) giuoca in questi casi un ruolo assai importante, direi essenziale ai fini della piena riuscita dell’opera. La quale presenta una forte impronta cinematografica che detta il ritmo di ogni singola composizione, ove prende forma una valenza descrittiva dal forte impatto emotivo, tanto che pare di viaggiare al fianco di un narratore, intento a descrivere paesaggi, stati d’animo, vicende. Luca evita accuratamente di scivolare nell’enfatizzazione d’una situazione particolare, amalgamando con cura gli ambienti e rappresentandoli in una successione compiuta di quadri, lasciando all’uditore il compito più arduo, completarli colla propria immaginazione. Hidden scars potrebbe costituire la naturale colonna sonora d’un documentario ma pure d’una pellicola di suspence, ed in questo si può magari notare l’ascendente esercitato dal Reznor solista, ma forse trattasi di una mia personale teoria che chiunque potrebbe confutare. Ho comunque giuocato col dischetto, una sera l’ho inserito nel lettore della mia automobile, poi sono partito per una (giocoforza breve, considerato che non risiedo in un grande centro abitato) esplorazione notturna delle vie d’una vicina cittadina. Banchi di nebbia s’intervallavano a zone ove il nitore prevaleva, tra le scie delle luci al neon delle insegne di locali prossimi alla chiusura, la presenza umana limitata a pochi intenti al jogging od ad una passeggiata in compagnia del proprio cane, le strade che parevano una striscia nera, ammantate d’un velo di umidità. Sono scivolato lungo di esse, penetrando fra file di condomini anonimi ed attraversando zone ove l’architettura disordinata dei quartieri più periferici lasciava intravedere porzioni più ampie di cielo stellato, per poi costeggiare il mare, una distesa nera pece punteggiata di baluginii tremolanti. Hidden scars suonava in sottofondo, dettando la successione delle emozioni, amplificandole o contraendole. Ecco il punto focale di questa pubblicazione, quello che ne sancisce la piena riuscita, il compimento degli sforzi di Luca: mettere la propria sapienza al servizio del risultato, e pure rischiare quando serve, perché la componente incognita fornisce stimoli all’osservazione, alla pianificazione del passo successivo. Tutto poi s’incastra perfettamente, e fluisce con una naturalezza che c’induce a tornare sui nostri passi, a schiacciare nuovamente il tasto play, ed a ripartire…

Per informazioni: http://www.quarockrecords.com
Web: http://www.lucafucci.com
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