Mario Di Donato/Mattia Montanari: The Black – Ars et metal mentis

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Artista per pochi Mario Di Donato lo è dai suoi esordi. Un segreto custodito dai suoi estimatori con grande cura, ché la natura del nostro (un abruzzese legato alla sua Terra della quale conserva i tratti più puri) non lascia spazio alla smania dell’esposizione a qualunque costo. Ma nella sua Opera, che sia musica, pittura o scultura, è la sua Anima che viene alla luce: Egli la condivide con lo spettatore, con il collega, con il critico, armato (come i Santi che sovente effigia nei suoi quadri) d’una volontà ferrea e d’una Fede incrollabile. Mario Di Donato è nato nel 1951, ha trascorso al sua infanzia percorrendo i sentieri di quei monti aspri che circondano Pescosansonesco, assorbendone leggende, miti, apprendendo dall’osservazione degli umili gesti dei contadini, ascoltando con attenzione racconti di vicende appartenenti ad epoche lontane, accumulando un bagaglio di conoscenza fondamentale per la sua evoluzione di Artista poliedrico. Le sue liriche, profonde, tormentate anche, le grafiche dei suoi dischi, non avrebbero senso se non si accompagnassero ad un messaggio visuale forte, pregno di un misticismo che può apparir anche ingenuo, e che invece è alimentato da una coerenza esemplare. Ecco perché tanti lo ammirano, e non dovremo sorprenderci se ci imbatteremo nel corso della lettura di questa biografia in attestati espressi da insospettabili. Come The Black ha sviluppato uno stile oscuro ed epico, privo di orpelli ed essenziale, esponendo il cuore pulsante del dark-metal, espresso con uno stile personale. La breve ma significativa parabola dei Requiem, otto anni che hanno contribuito a creare dei punti di riferimento a tanti che verranno dopo, poi dal 1988 col suo gruppo, e con una serie di dischi a volte caratterizzati da produzioni povere, ma proprio per questo schiette espressioni del metallo più autarchico, ma anche più genuino. Già nel ’66, giovanissimo, Mario Di Donato s’esercitò a quello strumento che è diventato, come il pennello e lo scalpello, l’ausilio indispensabile alla creazione di quelle opere che non possono lasciarci indifferenti, sia che si tratti di canzoni, che di quadri o sculture, tanta è l’intensità che le caratterizza. E perché ingenerano quella forma di rispetto che si deve a chi nella propria azione infonde tutto se stesso, a costo di pagarne dazio, non piegandosi assolutamente a mode caduche od a tendenze frivole. L’Essenza della carriera di Mario Di Donato va cercata nella sua profonda Fede, sgorgata lontano da paramenti e da fasti, affascinata da quella spontaneità popolare che contraddistingue la gente dei borghi più discosti, quelli ove ancor oggi la Natura può rivelarsi Amica ed alleata, ma pure crudele avversaria. Ed ove la preghiera non è rito celebrato per forma più che altro, o per abitudine, ma è invocazione, accettazione, speranza. Conforto di coscienze ed accompagnatrice di celebrazioni di Santi a torto ritenuti minori, perché il popolo che a loro si è affidato appartiene a territori ai margini, poco conosciuti; ma è da quelle Terre che nascono i frutti migliori. Mi spiace non aver assistito ad un concerto dei The Black, chissà se il Tempo mi concederà questo privilegio. Certo è che la sua figura austera mi ha sempre incuriosito: non solo per il genere, ma proprio per la costanza colla quale Mario Di Donato si è sempre esposto. Non facile, oggidì, alimentare una carriera così lunga facendo affidamento solo sulle proprie forze e sulla vicinanza, fisica e spirituale, di pochi, fidati amici e sostenitori. E tanti lo testimoniano, fra queste pagine, con affetto sincero. Scoprirete poi il Di Donato appassionato ed attento collezionista, studioso dell’Arte spontanea dell’Italia più umile, e quanto sia apprezzato questo suo impegno. Comprenderete le motivazioni profonde che hanno determinato la decisione di esprimersi in latino, e quanto questa scelta, che altri hanno attuato ma non coi medesimi risultati, abbia alimentato sì l’interesse di molti, ma forse anche pregiudicato un riconoscimento più esteso. Al quale probabilmente il Nostro istesso non mira, e gli attestati che riceve anche dall’estero gli danno ragione.  Ars et metal mentis. L’Arte dell’Anima, il metallo dell’Anima. Il profilo fermo di Mario Di Donato, attorniato dalle effigi dei suoi Patroni, dei suoi uomini d’arme, ed una musica solenne che si spande tutt’attorno, rimbombando tra le alte mura spoglie d’una chiesa di paese. Ove non si giunge per caso o per fortuna, ma che bisogna ricercare percorrendo strade a malapena segnate sulle mappe, fra orridi e svolte improvvise. Così va scoperto Mario Di Donato, un poco alla volta, con costanza ed applicazione e sopra tutto col riguardo che la vera Arte esige.

CRAC Edizioni

2014

Euro 17,00

Pagine 234

http://www.facebook.com/crac.edizioni

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