SaturninE: Mors Vocat

0
Condividi:

Attive da tre anni circa, le SaturninE esordiscono per Terror From Hell Records con un disco di doom appesantito da elementi sludge che evidenzia più di uno spunto d’interesse (da sottolineare che Fenriz – Darkthrone – ha palesato nei loro confronti un vivo apprezzamento). Le sei tracce (più intro) di Mors Vocat ci trascinano in un abisso d’efferatezza sonora, un magma incandescente peraltro sapientemente maneggiato dalle nostre, ch’evoca scenari apocalittici, od occulti rituali estremi. L’incedere monolitico dei brani provoca un effetto stordente, disturbante: porzioni atmosferiche (l’ingresso di “Crimson sand”) contribuiscono ad accrescere esponenzialmente il senso di incombente, terrifico pericolo che li avvolge come un liso sudario pregno degli umori della decomposizione. L’interpretazione di Laura (ma sulla pagina FB viene citata Katrien) si rivela efficacissima, un urlo di disperazione che sale dagli abissi d’una anima sofferente che rifiuta di compiere il percorso tracciato dal Fato, richiamando la sua performance un’autentica Maestra del genere quale è Cadaveria. Le chitarre avanzano con inesorabile lentezza, come le spaventevoli macchine da guerra trascinate nella mota insanguinata dalle schiere inebetite degli Orks, la sezione ritmica scandisce il ritmo frastornante di questa liturgia celebrata da sacerdotesse spietate votate nel corpo e nello spirito a Divinità ultraterrene; brucia in fretta l’incenso, spandendo tra le spoglie e buie navate del Tempio i suoi effluvi pungenti. In tale contesto episodi come “Empire of guilt” e “Bones and regrets” spiccano per contenuti che chiamano in causa il doom più autarchico ma pure l’horror rock più ferrigno, preparandoci al commiato affidato a “Escape from reality”, col suo finale ideale suggello di un disco essenziale, crudo, un monile grezzo da lasciare nella tomba come ultimo dono, accanto alle povere spoglie. Un cammino che auspico porterà ad ulteriori prove, quello che le SaturninE hanno appena principiato (hanno all’attivo un demo risalente al 2012), e che richiede pazienza e dedizione dote, questa ultima, che certo non difetta a queste musiciste. Paradossalmente, è proprio il genere meno aperto all’innovazione, il doom, a fornire nuovi stimoli e spunti di riflessione. Traendo lezione dal passato, e confrontandosi col presente, le SaturninE hanno compilato un’opera sincera, sulla quale potranno edificare un futuro che s’annunzia certamente interessante.

Per informazioni: https://facenbook.com/SaturninE
Email: metaversus.press.promo@gmail.com
Condividi:

Lascia un commento

*