Vlimmer: I,II

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Solo project estremamente interessante Vlimmer, ideato e plasmato dal berlinese Alexander Leonard Donat.
L’opera è stata concepita in modo originale e accattivante talmente tanto da non poter non interessare i  collezionisti vecchio stampo: coloro che nel 2015 la musica la vogliono “possedere” no solo come file, ma tangibilmente. Esemplificava a riguardo è la scelta di pubblicare i due EP su nastro, cd, box set e naturalmente, per chi proprio non ne può fare a meno, in download.
Le dieci tracce, cinque per ciascun EP, che compongono l’opera, sono caratterizzate da una fredda, decadente ed empatica matrice sinth/cold wave, di ottantina memoria, per quanto riguarda il pathos trasmesso, rielaborata in chiave moderna con componenti tecnologiche di ultima generazione, quali i droni.
Ciascun brano si contraddistingue per le diverse soluzioni proposte, conservando un minimo comun denominatore, ovvero la necessità di elaborare il suono, curarlo nei minimi particolari, non lasciare nulla al caso.
Il risultato così ottenuto diventa estremamente originale e difficilmente catalogabile. Se le canzoni di I possono essere più vicine ad una lettura goth fatta di sintetizzatori dal suono darkwave, come nella splendida “Verankerung”, dove il basso wave regna sovrano ed è udibile anche il suono di un violino all’interno del muro elettronico generato nel brano, ecco che in una traccia cupissima come “Kanzer” l’atmosfera tetra generata dalle tastiere e la malinconia del cantato, su una base ritmica ripetuta ossessivamente, vengono letteralmente sconvolte dall’inserimento nella parte finale del brano da una energica chitarra zanzarosa black-metal oriented. Il risultato è letteralmente sorprendente.
Beat secco, ossessivo ed un crescendo caos sonoro sono le caratteristiche che regnano sovrane anche in brani quali “Schimmer” posto in apertura di I e in “Verschiebung”, ultima traccia di II, dove la distorsione è di matrice post-punk shoegaze con uso massiccio di chitarra e synth.
EP II contiene altre piccole perle come “Zeitriss”, canzone morbida ed evanescente che poggia su una base elettro-minimale, con un cantato decadente e delicato che ricorda i francesi ‘Air’, o “Konstrukt” i cui raffinati passaggi armonici mi hanno fatto ricordare i ‘Clan Of Xymox’ di ‘Medusa’.
Se a tutto questo aggiungiamo che l’artwork del progetto è estremamente curato e che per il 2016 arriveranno altri EP per concludere l’opera, diventa d’obbligo tenere gli occhi puntati su questo artista. Chissà se in futuro canterà anche in inglese, oltre che in tedesco?
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