:Bahntier//: The Age Of Discord

0
Condividi:

Torna il prestigioso progetto :Bahntier//, voluto dal nostro Stefano Rossello, che, ancora una volta, vede la collaborazione, oltre che di Filippo Corradin, dell’american/bolognese Justin Bennett, nome ben noto ai fan degli Skinny Puppy. In effetti erano passati alcuni anni dal precedente Venal del 2008: l’attesa ci ha restituito però un gruppo in ottima forma, fedele alle scelte stilistiche operate fin dall’inizio e traboccante grinta. The Age Of Discord contiene dieci tracce pervase dell’abituale rabbia sferzante e caratterizzate da sonorità fra l’EBM ed il post-industrial: nonostante anche questa formula risulti attualmente un po’ inflazionata, la classe si riconosce comunque. Così si comincia con una traccia, “ANMN”, in cui il sound di stampo EBM appare assai più brioso e variato di quello cui ci hanno abituati certi classici del genere; la seguente “Final Wall”, dalla ritmica sobria quanto spietata, si muove in ambito industrial per la gamma dei tipici rumorismi e nella stessa direzione procede anche “Never Forget” le cui sonorità  tuttavia, come in “ANMN”, appaiono fantasiose ed eterogenee rendendosi decisamente riconoscibili. Poco dopo, l’ossessiva più che aggressiva title track ci trasporta in un bizzarro mondo caotico e pulsante che, nonostante qualche momento un po’ ‘abrasivo’, sa come ‘ipnotizzare’ chi ascolta; “Selfless Toy” appare invece più vicina alla tradizione EBM, diversamente dalla successiva “I Don’t Know” i cui suoni si ‘armonizzano’ nella più estrosa delle confusioni, dimostrando che anche in un ambito che sembrerebbe definito da confini precisi si può sperimentare con successo e creare soluzioni insolite. Quanto alle derive ‘techno’ di “Sound Of The Bells”, definirle ipnotiche è dir poco e “This Mind”, fra industrial e avanguardia, a mio avviso è semplicemente strepitosa! Si sperimenta poi a ruota libera in “Outside Burning”, una gragnola di suoni, per non dire di colpi bassi, che arrivano addosso come scaraventati da un’astronave piena di alieni, da cui provengono anche le voci, a volte sussurri minacciosi, a volte fraseggi robotici: tutto questo contribuisce a produrre le più svariate e diverse forme musicali che potrebbero proseguire all’infinito, tanto che sorprende il silenzio che sopraggiunge improvviso… chi ha detto che ormai oggigiorno nessuno prova più a fare qualcosa di originale?

Condividi:

Lascia un commento

*