Danzig: Skeletons

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Fra una seduta in palestra ed un’oretta di jogging il nostro Glenn trova il tempo per registrare dieci tracce per un disco che, a quanto pare, risale come ispirazione al 1979, e che intenderebbe mettere ordine fra le sue influenze più o meno dichiarate. Su Danzig tutti paiono autorizzati a scrivere/dire tutto ed il suo contrario, ma un c.v. che pochi colleghi possono vantare da ragione al nostro, sopravvissuto ai mutamenti di mode e di umore d’un pubblico sempre più volitivo e plagiato dai media. Fondatore dei Misfits, poi dei Samhain ed infine, nel 1987, dei suoi Danzig, coi quali riuscì a capitalizzare dieci milioni di copie vendute coll’eponimo debut dell’anno seguente, quello che conteneva le classiche “Mother”, “Twist of Cain” e “She rides”, dotato di un vocione e di un atteggiamento che per molti rappresenta il pretesto per un rifiuto totale del personaggio, ha saputo nel tempo consolidare la propria carriera, ricevendo il tributo di colleghi anche più famosi di lui (anche Johnny Cash ed i Guns’n’Roses, e ci fu pure una tribute band chiamata Glanzig formata da nomi non proprio sconosciuti), cimentandosi infine pure in settori diversi, ma non inconciliabili con la musica, quali ad esempio il cinema (ebbe un ruolo, seppur minore, in “The prophecy II”, se non erro partecipò alle audizioni per la parte di Wolverine in “X-men” e presto dovrebbe esordire pure come regista), ed il fumetto (appassionato collezionista, ha dato vita alla Verotik Comics). Ah, dimenticavo i due “Black aria” pubblicati come Glenn Danzig, più uno sfogo che altro… Ossignor, non vorrei venir accusato di sostenere una sua candidatura a Governatore del New Jersey (nacque a… Lodi, minuscola cittadina proprio di quello Stato), passo adunque ai contenuti sonori di Skeletons: c’è “N.I.B.” dei Black Sabbath, “Let yourself go” di Elvis Presley (e chi non ha subito il fascino del Re? Da Blackie Lawless a King Russo dei Boohoos… l’elenco è lungo…), ci sono gli Aerosmith con “Lord of the thighs” (da “Get your wings”, una versione distortissima e grezza), poi The Troggs (“With girl like you” è la mia preferita delle dieci, punkizzata a dovere), un brano dalla colonna sonora di “Satan’s sadist” (“Satan”), The Litter (“Action woman”), un’interpretazione profonda (da karaoke in un locale della vecchia Corpus Christi) di “Rough boy” degli ZZ Top, ed il finale è affidato a The Rascals (il rock torrido di “Find somebody”), ed a “Crying in the rain” degli Everly Brothers, in linea con l’atmosfera natalizia di questi giorni (ma non era certo nelle intenzioni del nostro). Vabbè, obietterete, ma a che servono iniziative come questa, delle quali gli scaffali dei negozi (ma ce ne sono ancora?) sono ben fornite, anche troppo? Ma sì, forse a dare sostanza al conto in banca, ma chissenefrega, quanti infine, se non i die-hard-fan del Glenn, se la fileranno? Allora lasciamolo fare, mi par di vederlo, col petto gonfio, che agita il bacino sulle note di “Let yourself go”…

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