Diary of Dreams: Grau im Licht

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I Diary of Dreams non si fermano e, quest’anno, presentano il nuovo album Grau im Licht: dodici tracce incentrate su tematiche impegnative ed improntate al pessimismo, con scenari oscuri, pervasi di ‘grigio’ come già lascia intendere il titolo. Musicalmente si alternano tristi ballate a momenti più ‘duri’ e ‘chitarrosi’: insomma stile vincente non si cambia e il risultato è assicurato. Apre “Sinferno”, nome nato come neologismo dalla fusione di ‘sin’ e ‘inferno’ e l’esordio è di quelli energici: il basso non dà tregua, la ritmica è forte e decisa e Adrian Hates si ingegna – per altro riuscendoci! – ad impersonare il profeta del dark con le tonalità più cupe del suo stile. La seguente “Endless Nights”, invece, opta subito per l’aspetto più romantico ed appassionato e l’arrangiamento lievemente ‘sovraccarico’ contribuisce a creare quell’atmosfera malinconicamente gotica che si ritrova di frequente nella musica della band tedesca. Ben più ‘sobria’ la successiva “Ikarus”, una delle più belle: il piano iniziale prepara lo scenario assai ‘buio’ e desolato mentre la parte vocale è densa di pathos e il testo, che non fa direttamente riferimento alla tragica figura mitologica di Icaro, contiene tuttavia parole molto tristi. Assai più inquietante “Krank”, subito dopo, che si avvale ancora di un basso davvero ‘rimbombante’ oltre che di tenebrose sonorità ‘sintetiche’ che qua e là fanno pensare ad un film horror, mentre “Die my Phobia”, pur mantenendo il sapore vagamente ‘minaccioso’, risulta un po’ troppo ‘piena’ di suoni. Ben accetta, a questo punto, la title track, seconda ‘ballatona’ malinconica del lotto, e il mood ‘patetico’ prosegue in “SinnFlut”, dove però Hates torna a toni più cupi e duri. Delle restanti segnalo “Schuldig!”, dal clima pesante e drammatico e la conclusiva, bellissima “Schwarz” il cui colore è tutto nel titolo: in oltre nove minuti si susseguono le visioni più tetre e funeste che si possano immaginare, che alternano momenti di grande intensità – si ascoltino solo le note iniziali di piano, mentre la voce profonda ‘echeggia’ il termine ‘weiß’ –  ad altri in cui magari è un semplice fruscio a far accapponare la pelle. In sostanza, al di là delle preferenze e delle affinità personali, la classe dei Diary of Dreams rimane costante.

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