Factice Factory: !NADA!

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Secondo album che conferma le potenzialità che il gruppo aveva già espresso con l’album d’esordio The White days. In questo anno si sono fatti una reputazione, senza neppure sfruttare la militanza di Fabrice nei Ranja, per la scelta coraggiosa di voler essere apprezzati per la musica che fanno e non perché “membri di…”. In questo album sono presenti 10 pezzi, anche questa volta cantati in tedesco, francese ed inglese, per sfruttare le caratteristiche sonore di ognuna di queste lingue e per esprimere diverse atmosfere.

“Tonband” si caratterizza per la potente bass-line di chiaro stampo post punk, rischiarata da fredde tastiere, ed impreziosita a tratti da un coro femminile.
“Mask” è un titolo più lento e claustrofobico, in cui l’angoscia latente è enfatizzata dal doppio canto in francese e inglese: la voce femminile di Lissette Schoenly sembra descrivere enfaticamente le emozioni, quasi a rappresentare la voce della coscienza o un segno di estraniamento schizofrenico.
“Indianer” ha un tono deciso, nervoso, un crescendo marcato da una batteria elettronica ripetitiva e dei synth minimali, ai quali si aggiungono man mano dei suoni, fino ad arrivare al basso che sembra aggiungere forza, pathos al pezzo.
“Ignite” è caratterizzata dal basso in prima linea e da suoni effettati, al limite della distorsione, come per enfatizzare una tensione emotiva, l’agitazione che divampa, come un fuoco.
“L’Aurore” è un pezzo malinconico, molto lento, dove gli strumenti sembrano accompagnare come un sottofondo il testo quasi recitato e qui messo in prima linea.
“Rabid dog” apre strizzando l’occhio al suono minimal che sembra la peculiarità di parecchi gruppi della nuova ondata, soprattutto in Francia, per poi aprirsi ad un ritmo veloce, quasi punk, ma sempre molto scarno.
“Lodged” ha ancora i synth analogici in primo piano, e si caratterizza per il duetto tra Chroma Carbon e Kriistal Ann, già ampiamente sperimentato con il side project Sine Silex.
“Disaray” è un pezzo molto wave, con una voce effettata che dona una sensazione di remoto molto anni ’80, come tutto il pezzo, che sembra uscito da un vinile degli albori della scena, mantenendo intatto tutto il suo fascino e la sua presa emotiva.
“Klinge” alterna glaciali tastiere ritmate ad un basso nervoso, che dona un’aura tormentata al pezzo.
“The Owles” è un pezzo lento, quasi antropomorfo, in cui il ritmo del basso ricorda un battito cardiaco, ed i riff di chitarra evocano quasi le emozioni descritte dalla voce.

Per concludere, un album che non deluderà né chi già li conosce, né i fans delle sonorità anni ’80, della wave delle origini, qui anche legittimata dalla lunga militanza di Chroma e Fabrice, e dal patrimonio genetico di Theotime.

Per informazioni: https://www.facebook.com/facticefactory/
Web: https://facticefactory.bandcamp.com/
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