“La isla mínima” di Alberto Rodríguez: dove volano i fenicotteri…

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Una gran bella sorpresa di fine anno La isla mínima, sesto film del regista spagnolo Alberto Rodríguez, già elogiato e premiato in patria e ora, finalmente, giunto da noi. Correttamente proposto come un valido esemplare di thriller di stampo americano, l’opera, in verità, è ben più di questo: un ‘noir’, sicuramente, ma anche una vicenda di personaggi, su uno sfondo storico significativo rappresentato in modo pregnante e con una regia che è tutta da scoprire. Paesaggi singolari, unici nella loro suggestione o nel loro ‘squallore’, a seconda di come riusciamo a percepirli, fanno da sfondo al ritratto di un popolo disorientato, in un’epoca animata da grandi mutamenti che stentano ad imporsi: in questo contesto, complesso quanto affascinante, efferati omicidi di giovani donne a cura di un serial killer diventano l’occasione per ‘misurare’ caratteri ed esistenze già messi alla prova, tra l’altro, da pregresse esperienze.

In un villaggio del sud della Spagna, alle foci del fiume Guadalquivir, in poco tempo vengono a mancare alcune ragazze. Quando, durante la festa del paese, scompaiono anche due sorelle adolescenti, viene inviata da Madrid una coppia di detective perché lavori alla risoluzione del mistero. Pedro (Raúl Arévalo) e Juan (Javier Gutiérrez) sono le figure centrali della vicenda: ognuno di loro ha una storia particolare alle spalle e la distanza generazionale rende la relazione un po’ complicata, poiché Pedro, il più giovane, appartiene alla nuova classe fautrice della democrazia che si pone molto criticamente rispetto al regime franchista appena superato – siamo nel 1980! –  mentre Juan ne faceva parte, probabilmente con una certa convinzione. Anche il modus operandi dei due differisce: il più anziano è bravo a carpire informazioni alla gente, spesso attaccando discorso nei bar e offrendo da bere, l’altro, invece, è meno comunicativo e preferisce affidarsi a metodi più lineari e razionali; l’inchiesta procede fra i contrasti ma, alla fine, le capacità di entrambi e le forme di intesa che, nonostante tutto, riusciranno a trovare avranno la meglio sul colpevole.

A ben considerare, La isla mínima ha dalla sua svariati aspetti positivi che ne fanno una delle pellicole di spicco del cinema europeo per l’anno che sta per concludersi. Il plot in sé, in verità, ha una struttura piuttosto tradizionale ed i suoi ‘ingredienti’ sono molto spesso presenti in film del genere; c’è da osservare però che la sceneggiatura – cui ha collaborato lo stesso regista – è di una coerenza impeccabile e tutto, inclusi i dettagli apparentemente più insignificanti, funziona come il più solido dei meccanismi. Lo studio psicologico dei personaggi e della loro interazione nel corso delle indagini, comunque, ha almeno lo stesso grado di interesse della trama ‘gialla’. Inizialmente Pedro e Juan non fanno che ‘battibeccare’ appena se ne offre l’opportunità: entrambi frustrati da insuccessi o problemi nelle precedenti posizioni, sono stati costretti a ricoprire questo incarico in provincia tramite il quale sperano di riconquistare un posto ‘al sole’ e, nel caso del più giovane, anche di ricongiungersi alla famiglia, ove è atteso un bambino. Nonostante mantengano costantemente un atteggiamento critico l’uno rispetto all’altro e portino avanti la ricerca ciascuno a modo suo, alla fine l’abbinamento dei loro diversi metodi li condurrà a raggiungere l’obiettivo e, soprattutto, la consuetudine quotidiana ‘ammorbidirà’ i termini della loro relazione fino ad arrivare quasi a una forma di mutua comprensione.

Intorno ai due, scenari brulli che fanno pensare ad esistenze faticose e sacrificate, spese nel duro lavoro contadino, inquietudine sociale – degli scioperi degli operai abbiamo solo un ‘assaggio’ ma basta per capire! – insoddisfazione ed incertezza per una situazione politica non ancora stabile. Gente povera lotta ogni giorno, ragazze infelici sarebbero pronte a gettar via la loro vita pur di lasciare il paese e andare a cercar fortuna in città: aspetti che caricano l’atmosfera del thriller di significati più profondi e complessi. La regia sa brillantemente rendere tutto questo e, inoltre, regalare immagini di immensa, ambigua bellezza: le riprese dall’alto, effettuate presumibilmente mediante droni, mostrano la prospettiva distante di un territorio fatto ‘a chiazze’, come fosse un po’ malato; ma per quanto malsano esso possa apparire, migliaia e migliaia di fenicotteri rosa ne hanno fatto la loro casa…

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