The Black Veils: Blossom

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Trio di Bologna in attività dal 2014, i The Black Veils hanno fatto uscire di recente il loro debut album, Blossom. Palesemente influenzati dal postpunk anni ’80, in particolare Cure e Joy Division, Gregor Samsa, Filippo Scalzo e Mario “Dada” D’Anelli sono al momento attestati su uno stile di certo non originale, ma che mantiene il suo intramontabile fascino, anche perché vi hanno aggiunto la loro sensibilità e il loro gusto melodico, oltre che una parte vocale pregevole a cura, appunto, di Gregor Samsa. Blossom ha potuto avvalersi della produzione ineccepibile di Gianluca Lo Presti, presente anche al synth; vi si trovano dieci tracce generalmente di buon livello, per lo più pervase di un romanticismo malinconico che fa sempre il suo effetto. Si inzia con la title track ed irrompe lo ‘spleen’ della new wave anni ’80: il brano è decisamente uno dei migliori, basso e chitarra straordinari e già emerge il carisma della voce di Gregor Samsa. La seguente “Dance of the Mice” esordisce con note di chitarra tristi e ‘vellutate’ che, con il canto dai toni intensi, contribuiscono a ‘disegnare’ tetre visioni di intima inquietudine. “The Fall”, moderatamente ritmata, è uno dei brani più ‘danceable’: la melodia gradevole è sorretta dalla chitarra ‘nervosa’ e dal tessuto ‘sintetico’ ricco di preziose nuances; subito dopo, “Army of Illusion. Pt. 1”, altro inequivocabile omaggio al postpunk, da cui evidentemente proviene il bel basso cupo, ma anche il frontman qui si fa davvero onore. Non cambia registro “King of Worms”, dalle sonorità estremamente ‘vintage’ molto vicine a quelle dei Cure – ma la chitarra è proprio notevole! –  mentre “Chrysalis” appare ancora più dark, con echi oscuri e indefinibili abbinati alla bella chitarra ‘wave’ e “The Tongue” strizza l’occhio al ‘gothic’ incalzando nel ritmo. Delle ultime, segnalo soprattutto “Out of the Well (for the David Michael Bunting)”, la più energica e veemente sia sul piano vocale che per il dirompente basso, che conclude con classe considerevole un disco magari non sconcertante ma nel complesso soddisfacente.

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