Viridanse: Viridanse

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Gli otto episodi che compongono Viridanse paiono irrompere letteralmente dalle viscere della terra eppoi proiettarsi nel cielo come lapilli rilucenti. Liriche e musiche accompagnate da un corredo grafico che ben si accomoda ai contenuti sonori, potenti ed evocativi, di un disco che fonde più generi (ed in questo la scorta di esperienza accumulata negli anni pesa assai), facendo attenzione che nel fondo del crogiuolo non residuino scorie. Gli olii di Antonio De Nardis e le chine di Roberta Pizzorno vanno osservati con attenzione, e lo sguardo deve soffermarsi sui particolari che saranno diversi per ognuno di noi, come le emozioni che generano queste canzoni delle quali sentivamo una necessità intima, ma forte, pungente, pronta ad esplodere e rendersi tangibile, come in “Samara”, dieci minuti che dimostrano come gli alessandrini non temano la lunga distanza, in un rincorrersi di richiami a quanto di meglio prodotto in Italia negli ultimi trenta anni ed anche oltre, anche se tenendosi a debita distanza dai luccichii vacui dei palcoscenici mainstream. Cosa rende Viridanse così urgente, finanche cattivo? Gli scatti nervosi della chitarra di Enrico Ferraris, la sezione ritmica precisissima e solida (Flavio Gemma e Fabrizio Calabrese), gli intarsi preziosi delle tastiere di Giancarlo Sansone, evocanti scenari dalla stupefacente bellezza, si esaltano nella marzialità di una forma ferrigna; conduce con mano ferma un interprete eccellente quale è Gianluca Piscitello: si determinano così le coordinate della new-wave più epica, quella che può permettersi impeti d’auto indulgenza e che sfila dinanzi a noi, impennandosi alta a raggiungere vette che danno un senso di piacevole vertigine a chi queste altitudini ha già frequentato e non può rinunziarvi, ed il cantato nel nostro magnifico italiano elimina coni d’ombra ed evidenzia le minime sfumature. “Cambierai” è moderna nel suo impianto sfolgorante, ma declina al passato, alle produzioni ridondanti di Steve Lillywhite, senza smarrire mai il senso del suo ordinato percorso; e quando l’assalto si fa furioso, le fila si rinserrano in un assetto ordinato, del quale l’asse Gemma/Ferraris si fa garante e tutore: la coerenza dei Killing Joke (“Splendore illusione”) è lì, stendardo sotto il quale adunare la truppa prima dell’ultima carica. E’ la solennità composta di “Ixaxar” a rileggere il songbook dei Simple Minds abbacinati dal Futurismo, nutriti dalla loro stessa giovinezza ed affascinati dai fasti d’una epoca della quale contribuirono a scrivere la storia, e non a caso è stato scelto questo motivo, originariamente datato 1983, a fungere da stella polare di un’opera che va ben oltre il significato di ritorno. Ma Viridanse, voglio rimarcarlo, è disco attualissimo e calato nella contemporaneità, il passato è un libro i contenuti del quale sono ormai noti e che vengono ri-elaborati, resi vivi e pulsanti e dotati di una nuova veste, forza fresca per il nuovo millennio, epoca d’incertezze e di confusione. “Credi” è il suggello magnifico ad un disco che saprà affascinare, incuriosire, emozionare. Un gran finale per il 2015 che lascerà traccia anche nell’anno a venire.

Per informazioni: http://www.facebook.com/viridanse
Web: http://www.viridanse.com
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2 comments

  1. Antonio De Nardis 24 dicembre, 2015 at 10:44

    La prima cosa che ho pensato: mi sento meno solo. Grazie e complimenti per la recensione, ma anche per il nome, molto evocativo. Buone feste.

  2. Roberto Mangano 4 gennaio, 2016 at 22:18

    Una delle poche “Reunion” di gruppi storici, tra italiani e internazionali, che abbia avuto un senso. Bravi Viridanse!

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