Chernikovskaya Hata: Randevu

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Musicalmente la Russia è quasi un mondo a parte; quando qualche gruppo riesce a varcare le frontiere, si tratta di solito di grande musica, nelle sfumature più malinconiche e cupe della new wave. Proprio a causa di queste difficoltà recensisco con colpevole ritardo questo piccolo capolavoro, che va dritto nella mia playlist 2015.
La registrazione di questo album non è eccelsa; a volte il suono è imperfetto, alcuni brani paiono registrati live, ma tutto questo non toglie nulla al talento, alle atmosfere, al pathos che sprigionano questi pezzi, che la lingua russa rende ancora più affascinanti, malinconici, pervasi da un grigiore di matrice Kafkiana.
La cassetta, in edizione molto limitata che conteneva 8 perle musicali, è purtroppo già esaurita, ma è ancora possibile acquistare per pochissimo il digital download, e soprattutto seguire sia loro che la label, che ha parecchi altri gruppi interessanti in catalogo.
“Vladimir Central Prison” è un pezzo di matrice post punk ’80, con reminiscenze joy-divisioniane; l’atmosfera è drammatica, nervosa come la bassline e su tutto spicca la voce, tesa e piena di enfasi; un capolavoro!
“Zelenoglazoe Taxi” è più introspettiva, malinconica, pregna di una tristezza che ancora una volta trova una splendida, intensa interpretazione vocale.
“Ti Nesi Menya Reka” è un altro pezzo intimista, con un cantato che mischia la migliore tradizione cold wave con delle reminiscenze di canti popolari russi; il ritmo ha dei repentini cambi di velocità, che paiono simboleggiare moti interiori.
“Kolstchick” è una ballata cold wave scandita da arpeggi di chitarra che cadono come gocce di pioggia o come lacrime; il canto è ancora una volta enfatico, quasi melodrammatico, senza mai essere esagerato…. Questo è forse il pezzo registrato peggio; ma è talmente bello che gli si perdona tutto.
“Nochnoe Randevu” è, con “Vladimir Central Prison” uno dei migliori pezzi dell’album; qui la chitarra suona una melodia onirica, sulla quale il canto pare una litania elegiaca per tutte le cose che si rimpiangono.
“Belaya Noch” è un pezzo più new wave….. di quella esistenzialista degli anni ottanta, ambientata in fabbriche abbandonate, in grigi casermoni di periferia che si perdono nella nebbia autunnale.
“Chio-chio-san” è uno strumentale che apre con un canto di gabbiani sulla risacca; la melodia, basata ancora sulla bass line, è come un saliscendi emozionale, che evoca il viaggio nel mare tempestoso dell’esistenza.
“Vypem Za Lyubov” è un altro strumentale, con in risalto, questa volta, un synth glaciale che svetta sulle note epiche di chitarra e basso.

Per informazioni: http://vk.com/chernikovskayahata
Web: https://materialabel.bandcamp.com/album/randevu
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