Der Noir: A Certain Idea of Love

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Se volete restare stupiti, ascoltate A Certain Idea of Love, il quarto lavoro dei Der Noir. Troppo facile sarebbe stato, per il trio romano cavalcare l’onda della darkwave, continuando a proporre la musica che aveva determinato la loro affermazione, con dischi sempre sulle stesse corde ed invece Lamanna, Mazzenga e Frau brillano per coerenza e forse anche coraggio: l’album contiene cinque tracce nelle quali le sonorità darkwave magari vi sono in termini di ispirazione, insieme a tanti altri stimoli presenti allo stesso titolo. Definirne il genere diviene comunque del tutto inutile, perché la prima sensazione che si riceve è quella di una libertà espressiva massima, che rivendica l’importanza di fare musica senza seguire regole ma abbandonandosi al proprio estro ed alle proprie capacità, anche a costo di deludere chi si aspetta brani simili a quelli dell’album precedente o ancora precedente: la maturità artistica dà i suoi frutti e consente più sicurezza nelle scelte; ci piace pensare che i tre Der Noir siano oggi talmente bravi da non temere di sperimentare strade nuove e meno convenzionali. A Certain Idea of Love appare chiaramente un disco ‘meditato’  e, forse, con tanti significati; è oscuro nell’‘anima’ ma la musica si è ampliata ed arricchita includendo, per esempio, suoni mutuati dal post rock e dall’ambient che sorprendono e la voce di Manuele Frau per lo più è assente. Prendiamo il primo pezzo, “Idea Of Love”: fresche sonorità ‘atmosferiche’ ravvivate dalle distorsioni della chitarra creano visioni di orizzonti vasti, perfette per sognare. Poi con “Cold Kiss”, una delle tracce più interessanti, dal fresco si passa al gelido e non a caso vi collabora Simona Ferrucci delle Winter Severity Index, che qui si trova nel suo ‘ambiente’; la chitarra, soprattutto nella parte finale, sembra penetrare e ‘scarnificare’ lo spazio e l’effetto è davvero suggestivo. “Antartica” non appare meno fredda, ma la struttura più complessa con la fitta trama elettronica e le distorsioni in lontananza la rendono molto particolare e “Albatross” brilla per oscurità, per quanto sia attraversata da ‘rumorismi’ come fossero ‘lampi’. Infine, la splendida “Blue” va maestosamente avanti per circa dieci minuti, un po’ darkwave, un po’ post-rock, in uno scenario ombroso ma pulsante e pieno di vita. Ci auguriamo proprio che A Certain Idea of Love venga capito come merita.

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