Ash Code: Posthuman

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Dopo il debut album Oblivion che ha riscosso un po’ ovunque un meritato successo gli Ash Code pubblicano in questi giorni l’atteso secondo disco, Posthuman. La band – bisogna ammetterlo – ha saputo gestire le generali aspettative e ha rilasciato un lavoro che si rivela assai interessante e solo in parte ricalca le scelte operate nel precedente. Gli arrangiamenti appaiono più complessi e qua e là emerge l’uso di strumenti insoliti come il theremin che rendono l’offerta musicale più nuova ed originale. Posthuman contiene dieci tracce impegnative in cui l’oscurità pare assai meno una ‘posa’ quanto piuttosto il ‘sintomo’ di una visione drammatica e opprimente della realtà: il paesaggio resta gelido ma i suoni sono ‘solidi’ e parecchio più consistenti di quelli cui ci avevano abituato. La ‘rinnovata’ formula è già ben percepibile nel primo pezzo, “Time To Face The Abyss”: l’atmosfera incombe pesante fin dalle prime note, il basso e la ritmica cupi e tesi come più non si potrebbe mentre il synth disegna classiche trame gotiche sulle quali si staglia la voce ‘siderale’ di Alessandro. La seguente “Nite Rite”, più in linea con i canoni del synth-pop e caratterizzata da una delle melodie più orecchiabili,  prosegue, comunque, le tenebrose ‘esplorazioni’ mentre “Challenging The Sea” opta per sonorità dal sapore apocalittico e la parte vocale si arricchisce del ‘robotico’ contributo di Claudia. Ronzii e ‘rumorismi’ aprono, poi, “Insensitive” che, in seguito, si va orientando per un’elettronica che in qualche modo richiama i Depeche Mode delle fasi più inquietanti e il duetto ‘canoro’ vi si adatta perfettamente; “Sand” propone una concessione al dancefloor con un motivo gradevole ed un’‘ossatura’ minimale che valorizza il bel basso e, dopo, la title track introduce visioni nere e misteriose sulle quali emergono vigorosi passaggi ‘sintetici’ dalle tinte decadenti. La breve ma ‘scatenata’ “The Last Stop” regala un paio di minuti convulsi ma anche la successiva “Alone In Your Dance” ha un andamento decisamente vivace benché il synth provveda a disegnare scenari invariabilmente oscuri. Alla fine, ‘bypassando’ la freddezza metropolitana di “Fragments”, troviamo la splendida “Tide” –  l’apoteosi definitiva del dark! – e, se non soccombiamo alla febbrile tensione di “Try To Be Me”, allora potremo goderci le funeree note di “A New Dawn” che, in palese contrasto con l’ottimismo del titolo, potrebbero ben accompagnare un corteo di spettri: gli Ash Code sono così diventati i nuovi tenebrosi idoli della ‘scena’ nostrana e non.

Per informazioni: https://swissdarknights.bandcamp.com/album/posthuman
Web: https://www.facebook.com/ashcodemusic
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2 comments

  1. lorenzo 8 marzo, 2016 at 06:27

    ok ,Napoli quindi….
    tra loro e i geometric vision la città partenopea mi sta sorprendendo…..

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