Maja Osojnik: Let Them Grow

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Cantante e musicista complessa, Maja Osojnik, originaria della Slovenia ma trapiantata a Vienna, fa parte di quella schiera di artisti che si posizionano al di fuori del mucchio, non ponendosi il problema di riconoscersi in una categoria, ma determinati a realizzare il loro progetto senza lasciarsene distogliere dalle mode e dalle preferenze del grande pubblico. Dopo classici studi musicali, la nostra ha sviluppato un’inarrestabile passione per lo sperimentalismo e l’avanguardia. Impegnata in vari contesti e in collaborazioni con molti altri artisti con i quali ha coltivato l’amore per il folk del suo paese di origine – per esempio, l’esperienza della Maja Osojnik Band – Maja ha pubblicato da poco un album solista, Let Them Grow, in cui ha concretizzato con audacia le sue idee e i suoi stati d’animo creando pezzi sorprendenti e ricchi di emozione, dalle possibilità praticamente illimitate e tutti all’insegna della totale libertà espressiva. Difficilissimo descrivere questa musica o anche semplicemente attribuirle un’etichetta: spesso le produzioni sperimentali possono essere soltanto ascoltate e ‘percepite’, in modo da coglierne lo spirito e le suggestioni intime. I brani di Let Them Grow non fanno eccezione. In alcune l’artista mette al centro la voce, sfruttandone ampiamente le potenzialità: per esempio, “Tell Me”, la prima traccia, che delinea fin dalle prime note un paesaggio elettronico freddo, lineare e totalmente plumbeo, ha nei toni del canto – a volte sobri, altre combinati e sovrapposti con incisioni ed echi misteriosi – il suo punto di forza. In “Condition I”, suoni arcani ed inquietanti dilagano senza lasciar intendere, all’inizio, dove si voglia arrivare: ma poi la voce esplode in una sorta di rabbiosa invettiva che aggredisce l’ascoltatore insieme ai violenti rumori di un sito industriale; la stessa scelta di stile si trova nelle più brevi “Condition II” e “III”, dove però manca il canto, mentre “Condition IV”, la traccia che chiude il disco, opta per un apocalittico bozzetto da film di fantascienza. Ma la voce di Maja colpisce anche in “Authority” dove poi prendono il sopravvento sonorità da scenario di guerra o in “Hello I Can Not Find My Head”, qui cantilenante e ripetitiva, là declamante, sullo sfondo degli aridi suoni di un ‘macchinario’; “Nothing Is Finished Until You See It” e “Let Them Grow”, invece, si cimentano in forme melodico/drammatiche e “A Lullaby To An Unborn Child” è pervasa di un’aura sacrale. Altrove invece il lavoro della musicista si concentra esclusivamente sulla creazione di tessuti sonori da lei ricavati artificialmente (“Wrack”, “Pale April”). In breve, nessuno dei brani di Let Them Grow risulta inutile e non suscita interesse: si tratta di un’esperienza unica nel suo genere e assolutamente istruttiva per le prospettive insolite che apre.

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