The KVB: Of Desire

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E’ uscito da poco l’ultimo lavoro di Nicholas Wood e Kat Day, aka The KVB. Il duo inglese fondato nel 2010 si è procurato, nel corso di questi anni, una meritatissima notorietà, tanto che  Of Desire era atteso con una certa curiosità. Registrato nello studio di Geoff Barrow, label boss della Invada Records di Bristol, il disco contiene dodici brani dalla produzione inappuntabile, nei quali chi segue i due fin dall’inizio noterà una svolta nell’ispirazione che li anima: meno aggressività e noise, maggiore vicinanza alla vena classica del postpunk – qua e là ci risentirete i Joy Division! – e, talvolta, momenti sognanti in cui l’abituale oscurità si stempera in ombre malinconiche piuttosto che agghiaccianti. Se questo sia il risultato del loro trasferimento in terra tedesca, è difficile dirlo. Di certo si tratta di un’evoluzione da accogliere positivamente, visto che Of Desire è un disco profondo e impegnativo ma anche un piacevolissimo ascolto. Apre “White Walls”, brano di impostazione elettronica dal ritmo moderato e il clima sorprendentemente disteso, un esordio comunque gradevole. La seguente “Night Games” chiarisce subito il trend che abbiamo appena illustrato: un chiarissimo omaggio – e di gran classe! –  al postpunk in cui ritrovare basso e chitarra che definiscono quel genere come marchio di fabbrica;  subito sopo, “Lower Depths” ci accoglie con la sua ritmica secca e cadenzata e l’atmosfera, qui, delimitata da una parte elettronica spigolosa e da una chitarra ‘acuminata’ è una delle più tetre e drammatiche dell’intero album. “Silent Wave” è all’insegna della freddezza, mentre il ritmo insegue ossessivamente le note distorte emanate dalla più cattiva delle chitarre. Poi, dopo il breve ed evocativo intermezzo di  “Primer” troviamo un omaggio alla synthwave con la suggestiva, melodica “Never Enough” – tanto per dimostrare che i nostri sanno fare anche musica di ascolto più semplice, se vogliono! – e “In Deep”, uscita anche come singolo, resta nello stesso ambito benché il basso ‘rimbombante’ provveda a conferirle un colore più cupo ed inquietante. “Awake”, a mio avviso uno degli episodi migliori, si riallaccia agli scenari oscuri e spettrali di Immaterial Visions e il suono si arricchisce di duri tratti industrial. Delle restanti, valga menzionare la solenne ma vagamente funerea “Mirrors”: il breve brano strumentale ha una suggestione densa e ‘goticheggiante’; la conclusiva “Second Encounter”, poi, non può non incantare noi ‘orfani’ dei Joy Division, dei quali riproduce il ‘mood’ depresso seppure con sonorità più ‘levigate’ e lineari. Of Desire, dunque, non appare troppo in linea con la produzione di The KVB che abbiamo finora conosciuto e sembra guardare ad altre fonti di ispirazione. Nonostante il livello innegabilmente alto, forse non piacerà a tutti i fan abituali, ma di certo potrà procurarne di nuovi: il futuro resta aperto…

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