Hocico: Ofensor

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La recente data a Prato, cui abbiamo avuto l’opportunità di presenziare, ci offre il pretesto per parlare dell’ultimo album dei messicani Hocico, un lavoro uscito già a fine 2015 ma che avevamo colpevolmente trascurato. Al di là delle personali preferenze di ognuno di noi, gli Hocico sono da considerare un’icona dell’EBM/electro, con una discografia vastissima, un seguito ormai affezionato che i nostri sanno accontentare fornendo puntualmente la richiesta dose di adrenalina. Non hanno ovviamente inventato niente, gli Hocico, la formula è certo più vecchia di loro: ma i cugini messicani l’hanno applicata con diligenza, sfruttandone le caratteristiche con fantasia e ‘guarnendola’ con l’elemento ironicamente ‘pittoresco’ che contribuisce alla godibilità del tutto. Ofensor è il quattordicesimo album e i loro seguaci vi possono ritrovare la ‘violenza’ di sempre, ma resa più varia dall’introduzione, qua e là, di suoni diversi e inattesi che interrompono il fluire del ‘caos’. Esempio sia proprio l’opener semi-strumentale, “Déjà-Vu Siniestro”, che propone note elettroniche altisonanti, dal sapore ‘cinematografico’e dalle tinte estremamente oscure,  e mette a tacere, in questo caso, la grinta feroce del frontman Erk Aicrag. Ma poiché un elemento del genere zitto a lungo non ci sta, ecco “Relentless” che ci riporta allo stile abituale degli Hocico, con la voce che ‘scortica’ gli ascoltatori e la ritmica totalmente forsennata; analoghe osservazioni valgano per la seguente “Sex Sick”, dal palese contenuto erotico, di cui, per altro, ci è stata ultimamente elargita un’ottima versione live all’Exenzia di Prato: magari più cadenzato che ‘forsennato’ il pezzo è caratterizzato da quel tipico andamento ipnotico che fa fortuna in qualsiasi ‘club’. “Bienvenido A La Maldad”, tanto per cambiare, brilla per malvagità ed inarrestabile furia, assolutamente sconsigliata ai cardiopatici, mentre “El Destello En El Cristal” si riallaccia alla solennità apocalittica della prima traccia coinvolgendo intensamente con il suo scenario impressionante, se non catastrofico. Per quanto riguarda gli altri brani, particolarmente intrigante “I Will Be Murdered (4 Minutes of Horror)”, che sembra proprio riprodurre il clima di un film dell’orrore con un riff da brividi ripetuto per tutto il tempo con numerose variazioni e la parte vocale assai incisiva, o la sinistra, brevissima “The 5th Circle”, ‘corredata’ di insoliti ‘rumorismi’, ma anche la conclusiva “Muerte en Reversa”, lento inno venefico, ha decisamente un suo perchè e dimostra l’efficacia di un mestiere maturato negli anni che sa come non deludere i fan.

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