Obsidian Kingdom: A Year With No Summer

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In attività dal 2005, gli spagnoli Obsidian Kingdom sono stati fin dall’inizio contraddistinti da un vasto eclettismo che li porta ad essere praticamente ‘refrattari’ a qualsiasi definizione, poiché ‘mutuano’ elementi da generi diversi, dal prog al metal, anche se le tinte sono invariabilmente cupe. Dopo vari ‘rimaneggiamenti’, la line up si è attestata su cinque componenti, fra i quali emergono due ‘robuste’ chitarre – Rider G Omega e Prozoid Zeta JSI – che fanno sentire vivamente la loro presenza. A Year With No Summer contiene sette tracce differenti l’una dall’altra, alcune delle quali abbastanza particolari. Si comincia con la title track, che introduce ‘tirata’ nel cuore dell’ispirazione della band grazie soprattutto al vigore incisivo della chitarra. Subito dopo, “10th April” vede la collaborazione alla parte vocale di Kristoffer Rygg degli Ulver, ma non è solo per quello che il brano impressiona: l’atmosfera è greve, la trama elettronica densa ed intrisa di sonorità ambient che rendono ancora più eloquente la potenza del canto, in un modo che non può non definirsi insolito. Anche “Darkness” punta sull’impeto della chitarra e del basso, qui dal suono davvero cupo, ma l’impostazione rock resta alquanto convenzionale; molto meglio la sinistra “The Kandinsky Group”, con il suo andamento lento e vagamente ipnotico, gli echi ‘metallici’ e i momenti vocali ‘aspri’ in contrasto con altri intensamente patetici: lunga oltre dieci minuti, è comunque talmente ricca di variazioni da mantenere costantemente alto il livello di tensione. Curioso che dopo uno scenario così plumbeo e opprimente possa trovarsi un intermezzo strumentale più ‘agile’ ed arioso, per quanto estremamente malinconico, come “The Polyarnik”! Gli ultimi due pezzi sono, a mio avviso, i meno significativi e i più poveri di idee, ancorati come sono a forme piuttosto convenzionali: in ogni caso, “Away/Absent”, a tratti appare assai vicino al metal e ‘regala’ passaggi di grande forza, animati da canto e chitarra, che ci fanno comunque giudicare questo lavoro una base senz’altro interessante per future ‘esplorazioni’.

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