Sweet Ermengarde: Ex Oblivione

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Terzo album per la gothic band Sweet Ermengarde da Bochum, Germania, una delle più fedeli e tradizionali ‘reincarnazioni’ del gothic in cui sia capitato di imbattersi negli ultimi tempi. Il sound appare ovviamente più moderno, ma i  Fields Of The Nephilim e i The Mission sono presenti più che mai e fanno sentire il loro benefico effetto. Ex Oblivione contiene tredici tracce dalla produzione curata, dai suoni densi e corposi e le atmosfere oscure e sanguigne: un gioiellino per gli amanti del genere e, comunque, un ascolto molto gradevole per tutti. Inizia, dunque, a tinte ‘sacrali’ l’opener “Ex Oblivione” per poi imboccare ‘sentieri’ gothic popolati di arpeggi ma dai colori nerissimi, mentre già emerge lo sfavillante carisma del vocalist Daniel Schweigler, che ricorda per molti aspetti Carl McCoy. Il brano fluisce senza soluzione di continuità nel successivo ‘Into Oblivion”, che sembra infatti una semplice evoluzione dello stesso tema, e poi nel terzo “From Beyond (Sleep Is Better Than Prayer)”, anch’esso strettamente collegato per quanto contraddistinto da una ritmica più evidenziata e da cupi rimbombi di basso, costituendo nel complesso una sorta di elemento unico della durata di oltre diciotto minuti che, lungi dall’annoiare, lievita in intensità fino a raggiungere, verso la conclusione, un pathos quasi insostenibile sul piano delle emozioni. Subito dopo, vivacemente ritmata fin all’inizio, troviamo una traccia malinconica e romantica, “Port Of Hope”, con forti reminiscenze wave che la rendono delicata e coinvolgente e, ancora, “Tender Russian Roulette” che, nel seguire analogo indirizzo, di certo emozionerà i fan dei The Mission. Poi, bypassato il breve, tormentato intermezzo strumentale “I have been in love with no one, and never shall, unless it should be with you”, c’è un altro bel brano tipicamente ‘gotico’, “Carmilla”, dalla melodia accattivante e la chitarra a tratti vigorosa ed intensa, a tratti avvolgente; non mancano il ‘pezzone’ da concerto come “Dreamlands” con i tirati passaggi di chitarra elettrica oppure le sfumature doom di “Drain”. Fra le restanti, segnalo la tristissima “Nigredo-Clad” alla cui atmosfera tenebrosa concorrono la riuscitissima parte vocale e la suggestiva tessitura elettronica e la conclusiva “For your bodies are the temples of the Holy Ghost” che esordisce spettrale con sonorità ‘cinematiche’ per spalancare poi scenari irreali di impronta ‘ambient’ e ricchi di tensioni elettroniche, vagamente ‘misticheggianti’, con voci lontane simili a cori sacri ed il profondo cantato di Schweigler talvolta ridotto ad un minaccioso sussurro. Alla fine, nonostante Ex Oblivione non riservi alcuna novità sul piano delle scelte stilistiche, come non goderselo?

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