Helalyn Flowers: Sonic foundation

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Miscelando abilmente il gusto per il pop alterna dei Garbage col goth/nu/metal dei Lacuna Coil, aggiungendo parti di industrial ed un tocco glamour a la Deathstars/Zeromancer, N0emi Aurora (splendida interprete, grintosa ma anche sensuale, ascoltate la magnifica “Eerie” o la lenta e melanconica “I saved an angel”) ed il sempre più autorevole maXX, a sua agio sia come compositore che come esecutore, danno alle stampe Sonic foundation, quarto disco lungo di una carriera iniziata nel 2005 e costellata di ottime prove. Una naturale inclinazione al confezionamento di smash-hits colloca il duo ai vertici del genere, reputazione accresciuta da una marcata attenzione nei confronti di ambientazioni sonore non omogenee e/o codificate. E lo scorrere della track-list (è prevista una edizione in box cartonato la quale alle dodici canzoni della versione normale somma il CD bonus “Androids in agony”, comprendente ulteriori undici tracce rimissate, fra gli altri, da Simon Carter, Alien Vampires, Schwarzblut) conferma la varietà di un disco ruffianissimo , aperto dalla ritmata “Synthetic paranoia” e caratterizzato da una serie ininterrotta di colpi vincenti. Non mancano brani decisamente più pesanti (“Karmageddon”, “It’s coming now”), con le chitarre in bell’evidenza che si intersecano ad un groove che si permette di citare i Killing Joke (“New days of Babylon”), senza che i nostri appaiano presuntuosi epigoni di tali insigni mentori. Una produzione eccellente esalta il corpo flessuoso di Sonic foundation, donando spessore pure ad episodi apparentemente più leggeri come “Shadow complex” (con N0emi che gioca su una base di synth liquidi prima che la sei corde esploda in un anthem coinvolgente), mentre l’indiavolata “Maths of chaos” si avvale dell’apporto degli australiani Angelspit, consolidando una joint-venture che già in passato si è concretizzata in ottime prove e che evidentemente non ha esaurito la propria spinta propulsiva, semmai confermando una comunione d’intenti che li porta a condividere obiettivi e visioni comuni. La citata “Eerie” espone il lato romantico degli HF (che bella chitarra…), presto dismesso a favore di una “For all the bad things” che, pur mantenendo un andamento ragionato, si mostra ben più aggressiva. Affidando il finale ad un’altra collaborazione (con Chris Pohl nella ripresa della cadenzata “Beware of light”) gli Helalyn Flowers pongono vieppiù l’accento sul ritmo, ne scaturisce uno degli episodi più rilevanti di un disco che, ribadisco, ne contiene diversi. Il connubio fra rock/goth ed elettronica fornisce a Sonic foundation le coordinate base che la coppia di artisti elabora poi seguendo le proprie inclinazioni, risultando convincente (l’originale di “Beware of light”) e personale, pur mantenendosi nell’alveo scavato in profondità oltre che da loro stessi, da una schiera di illustri colleghi. Un’opera che ci approccia con piacere e che non annoia nemmeno dopo ripetuti ascolti, e che certifica una maturità ormai acquisita. Un look brillante (non è un dettaglio, ci vuole!) e la solita confezione professionale attribuiscono ulteriori punti ad un tabellone già ricco.

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