Artica: The Tapes

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artica-the-tapesÈ indubbio che gli anni ’90 abbiano rappresentato una rinascita per la scena gotica in ogni parte del mondo: se nel Regno Unito essa era indubbiamente in declino, in Germania, Francia, Messico, Stati Uniti nonché nel nostro paese, ci fu un risveglio di interesse, in alcuni casi – in Germania ad esempio – assolutamente significativo in termini di impatto. Non è un caso che quasi in contemporanea all’epoca nacquero fanzine (Ver Sacrum per dirne una), si cominciarono ad organizzare regolarmente concerti e serate e soprattutto tanti gruppi si formarono. In quel contesto, la cui vivacità forse all’epoca non fu capita e apprezzata a fondo, nacquero gli Artica, che tornano con una nuova prova discografica dopo ben 10 anni di silenzio. In realtà The Tapes è parzialmente una novità: si tratta infatti di una raccolta, disponibile (per ora?) solo in formato digitale, con 16 brani incisi principalmente tra il 1992 e il 2006, ad eccezione di “Oscurità”, la ballad per eccellenza del gruppo, reinterpretata quest’anno in una suggestiva versione acustica.

La bella sorpresa nel riascoltare The Tapes ora, nonostante la mia profonda familiarità con la musica del gruppo, è notare come questi pezzi non siano invecchiati di un giorno: anzi, come del vino pregiato, essi sono migliorati con il tempo. La proposta degli Artica infatti è sempre stata unica nel panorama nazionale: aprire il suono dark alle influenze della musica alternativa italiana (il famoso “rock italiano cantato in italiano”), era a pensarci bene una cosa ovvia e naturale. In realtà poche band si sono cimentate veramente su questa strada. Negli Artica poi “l’italianità” è sempre stata assai marcata, grazie alla voce, potente ma melodica di Alberto Casti. I testi in italiano poi erano all’epoca visti come una stranezza fra i dark di casa nostra: mi ricordo che molti commenti informali sul gruppo si chiudevano con un “sono bravissimi, peccato che cantino in italiano”! Non sorprende quindi che gli Artica all’epoca furono soprattutto apprezzati all’estero: Olivier Paccaud dei Lucie Cries, nonché manager dell’etichetta Alea Jacta Est, li adorava, così come il mitico giornalista Mick Mercer, autore di numerosi libri sul Goth. Il gruppo finì così per pubblicare il suo esordio su CD con un’etichetta tedesca, purtroppo quella sbagliata, come poi hanno raccontato in un’intervista proprio qui su Ver Sacrum.

Facendo un salto di circa 20 anni in avanti, in un presente in cui la scena non se la passa benino (per usare un eufemismo), la musica degli Artica emerge di una spanna rispetto a buona parte della produzione dark uscita in ogni tempo dal nostro paese. Di più, appare chiaro come l’etichetta “goth” stia stretta al gruppo, perché il loro suono potente, le melodie accattivanti, i testi intelligenti e mai scontati, possono aspirare a trovare un’audience decisamente più vasta e trasversale. The Tapes ci dà l’occasione di ascoltare alcuni loro cavalli di battaglia, pur non essendo un “best of” tradizionale. Gli Artica infatti hanno selezionato dei brani dalla loro produzione con una logica che definirei “non lineare”: il demo di esordio, Marea del 1992, così come l’ultimo CD, Plastic Terror del 2006, sono infatti ben rappresentati, mentre dal secondo demo o dagli altri due album è stata scelta solo una manciata di episodi. L’occasione è comunque ghiotta, vuoi perché ben 11 canzoni su 16 sono delle “alternate version”, ma soprattutto perché fa piacere riascoltare brani riusciti come “Preghiera”, “Marea”, “Immagine”, “Boemia” o “Roma Brucia”. La cover di “Caucasian Walk” dei Virgin Prunes (che se non erro uscì su una compilation dell’etichetta Radio Luxor) è poi un vero gioiello, interpretata dal gruppo in maniera magistrale riuscendo nella non facile impresa di unire l’Artica-sound con la potenza della versione originale. Oltre alla “Luce” però fatemi trovare qui un’”Ombra”, ovvero l’assenza di un libretto, pur nella sua versione digitale, con note e commenti, assai necessario per un’opera come questa.

L’augurio finale è che The Tapes non sia rivolto solo ai nostalgici o ai vecchi fan, ma che rappresenti l’occasione per il gruppo di trovare nuovi ascoltatori, possibilmente al di fuori dei limiti, talvolta un po’ angusti e soffocanti, della scena gotica.

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