Braindamage: The downfall

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braindamageCome non stimare un discografico come Francesco Palumbo, con la sua My Kingdom Music letteralmente immerso nell’underground e sostenitore di gruppi dal potenziale immenso, che in altri tempi sarebbero approdati alla corte di una major nell’arco d’un sospiro? Ovviamente a quelle emanazioni delle etichette più grandi che venivano create appositamente per un certo tipo di mercato, ma che fecero davvero un ottimo lavoro di diffusione di musica non etichettabile o vendibile come commerciale. E sono totalmente d’accordo con lui quando nell’info-sheet cita come riferimento a questo possente The downfall nientemeno che Killing Joke e Voivod. Sì, Signori miei, se aggiungiamo ai lavori del gruppo di Coleman più duri e prossimi al metal la carica e la perizia chirurgica dei canadesi, otteniamo proprio quanto esposto nel sesto lavoro lungo dei veterani Braindamage (combo meritevole di grande attenzione, il loro debutto “Signal de rivolta” fu prodotto da Steve Albini, negli anni novanta appartenevano all’elite del metal tricolore). Disco che è davvero un figlio dei nostri tempi: cupo, pesante, incompromesso, finanche visionario, cala sull’ascoltatore una cappa di cenere che lo avvolge, ricoprendolo dei detriti d’una catastrofe immane che ha cancellato tutto della nostra declinante civiltà, lasciandoci attoniti, senza speranza alcuna. Brani che incedono minacciosi, inarrestabili, contrassegnati da titoli lunghissimi, suonati ed interpretati con una fisicità ed una disciplina ferrea che sviluppano una determinata, inaudita ferocia. Un suono denso, scuro, magmatico che corre via veloce mentre Andrea Signorelli urla al mondo le sue invettive, definito da un basso che scardina le fondamenta del rock, una batteria che detta il ritmo infernale della macchina che stritola l’omuncolo ridotto a suo schiavo, una chitarra che seziona con cura il tessuto del pezzo, restituendoci un ammasso di poltiglia informe. Le varie componenti d’ogni singolo episodio sono tutte comunque riconducibili ad una sola, unica matrice, perché “She can smell the blood of a surrending race” e “Last of the kings, first of the slaves” sono le canzoni che i pur rigenerati KJ degli ultimi dischi vorrebbero saper scrivere ancora, è che “I owe you a billion years of terror” emana una cattiveria che non trova spazio oggidì nemmeno nelle pubblicazioni classificate come estreme. Quando poi rallentano (“Queen acadienne’s floating mirrors and tarots”) distruggono in un sol colpo decenni di heavy metal, facendo valere il peso dell’esperienza ed il bagaglio tecnico accumulati nel corso degli anni. The downfall ci riconsegna un insieme in ottima forma (il precedente “The impostor” risale al 2009), dalla visione artistica estremamente lucida ed aggiornata a quelli che sono i dettami del metal moderno non cedendo però ad alcun compromesso. Puri e coraggiosi.

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/Braindamageitaly
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2 comments

  1. Andrea Signorelli 26 giugno, 2016 at 19:55

    Sono commosso. Questi sono i motivi validi per continuare a creare: essere compresi almeno da qualcuno. Grazie di cuore. A. Signorelli

  2. Marco F. 25 luglio, 2016 at 20:45

    Non è vero. C’è più di qualcuno.
    Ho ascoltato “Collapse” fino alla nausea, e ancora oggi non so come dei gruppi di successo possano aver inciso senza avere un briciolo del talento che avete voi.
    Vi avevo perso di vista, lo ammetto, perso ormai in mezzo a marasmi di band fotocopia che mi annoiano già dopo pochi ascolti, ma ora sinceramente non vedo l’ora di poter ascoltare questo ultimo album.
    Sia benedetto Youtube
    Non mollate!!

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