Lightless Moor: Hymn for the fallen

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Belle armonie caratterizzano brani elaborati ma scorrevoli, con episodi di rilievo quali “Deadly sin” ad accrescere il valore aggiunto di un disco di buona fattura. Piacciono alcune soluzioni vocali che rimandano ai Lacuna Coil, e viene evitato il confronto con i “pesi massimi” del gothic/symphonic di scuola nordica (che viene comunque citata ne “In death she comes”, ove si mettono in bell’evidenza le chitarre di Alberto Mannucci Pacini e di Federico Mura) salvaguardando la componente melodica, ben presente e bilanciata in ogni brano, risultando così Hymn for the fallen meno levigato e pomposo ma più personale e diretto; un approccio più immediato (le tastiere evitano stucchevoli svolazzi focalizzandosi su interventi atti ad ispessire episodi quali “A dream written in the sand”), che permette ai cagliaritani di presentarsi all’esigente pubblico del settore con ottime credenziali. Una canzone come “Qualcosa vive attraverso”, ove si fa uso prevalente dell’inglese, non lasciatevi ingannare dal titolo, contiene elementi che potranno venir sviluppati dall’insieme nel prosieguo di carriera, impreziosita com’è questa bella traccia da intrecci strumentali pregevoli e da un cantato ispirato. A voler essere pignoli, un paio di episodi potevano essere emendati, ne avrebbe giuovato la compattezza di Hymn for the fallen ma questa mia personale considerazione non inficia certo il giudizio finale, già chiaramente espresso in principio di recensione.

 

 

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com
Web: http://www.lightlessmoor.com
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