Wanda Wulz: Polaris

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PolarisIl terzo album della band di Ludovico Padovan vede l’entrata nel gruppo di Andrea Pozzi ed il featuring importante di Gianni Pedretti dei Colloquio.

Polaris svolta rispetto ai due album precedenti. All’impalpabile suono etereo si sostituiscono le atmosfere intimiste da “chanson” impegnata: i sassofoni impreziosiscono gli stacchi e gli arrangiamenti sono molto più importanti. Il trait d’union con i lavori precedenti sono i poetici, introspettivi testi di Ludovico (che prima dell’avventura Wanda Wulz aveva anche pubblicato dei libri).

“Polvere” ha una tastiera dolcemente malinconica sulla quale si sviluppa un brano melodico.
In “Cabaret” è il sassofono a farla da padrone, dando una “nuance” emozionale ed oscura.
“L’Orologio” ha un gioco di tastiere inquieto che si avvicina maggiormente ai lavori precedenti ed ha un featuring della voce di Sara Lepri.
“Non ritorna più” è cantato dalla voce profonda ed empatica di Gianni Pedretti su un pezzo a cavallo tra sperimentalismo e canzone d’autore.
“Improvviso Atlantico” e “Trascorsi mai estinti”, pieni di tastiere glaciali, di effetti e sonorità atmosferiche, sono tra i pezzi che più si avvicinano ai Wanda Wulz che i fan erano abituati a conoscere.
“La luce” è un orchestrale etereo, con un cantato stile anni ’60 che potrebbe ricordare ad esempio Luigi Tenco.
“Organza nera” ha i fiati in evidenza su una sonorità da canzone d’autore.
“Polaris” ha un’aura di intimismo esistenzialista, con delle tastiere malinconiche e degli assoli di chitarra che paiono enfatizzare i dilemmi interiori.
“Abel 1837”, l’unico pezzo cantato in inglese, si avvicina alla new wave malinconica di gruppi come i Fra Lippo Lippi.
“Come la neve” è un brano cantilenato con una strana commistione tra canto lirico e canzoni anni ‘50, e giri di chitarra che rievocano gli Smiths.

 

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